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L’addio ai ragazzi Due comunità si stringono in un abbraccio

Annarita Bova
L’addio ai ragazzi Due comunità si stringono in un abbraccio

Preghiera all’aperto per i diciannovenni morti nell’incidente Cristiani e musulmani insieme per l’ultimo straziante saluto

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CENTO

Non esistono parole giuste per raccontare il dolore degli altri. Ci sarà sempre un particolare che manca, una parola in più o in meno, una frase sbagliata. Quando poi ci si trova davanti ad una tragedia come quella che ha colpito le famiglie Foukahi e De Matteis, la voglia è quella di restare in silenzio e perdersi in lunghi abbracci. Eppure quello che è successo ieri mattina dentro e fuori la camera mortuaria dell’ospedale di Bentivoglio merita di essere raccontato perché mai come questa volta il dolore ha unito due comunità tanto diverse, che hanno mostrato profondo rispetto l’una per l’altra, accompagnate per mano da Anas Foukahi e Pietro De Matteis, due diciannovenni con gli stessi sogni, gli stessi amici e la stessa voglia di vivere.



I due ragazzi sono morti in un incidente stradale venerdì notte, quando l’auto su cui viaggiavano è finita contro un palo. Le due bare di legno chiaro sono state messe una vicina all’altra nella camera ardente, allestita nell’ospedale di Bentivoglio. Alle 12. 30 il feretro di Anas Foukahi è stato portato in spalla nel campo adiacente la camera mortuaria, usato come moschea all’aperto per il rito islamico. L’imam davanti alla bara, gli uomini allineati e vicini e dietro le donne coperte dal velo. Alla preghiera musulmana si sono uniti anche tutti gli amici cristiani, così come alcuni parenti di Pietro De Matteis. Sul lato sinistro, seduta su una sedia e sorretta dalle amiche, la mamma di Anas, di origini ucraine, chiusa nel cappotto nero e senza più lacrime da versare. Un rito composto e commovente, che ha visto arrivare piano piano e timidamente decine di persone, raccolte in una preghiera dalle parole per molti incomprensibili ma dal suono grave e costante. Trenta minuti, un campo verde e decine di persone rivolte verso la bara chiara scaldata dal sole di novembre. Una scena quasi surreale, fatta di mille domande e risposte che ognuno dovrà trovare nella propria fede perché nessuno potrà mai spiegare come la vita di due ragazzi di diciannove anni appena possa spezzarsi da un attimo all’altro.



Dopo la preghiera il corpo di Anas Foukahi è stato riportato dentro e quasi sicuramente partirà alla volta del Marocco, terra d’origine dove verrà sepolto. Per la famiglia De Matteis è invece arrivato il momento più duro da affrontare, quello dell’ultimo bacio, dell’ultima carezza dell’ultimo viaggio insieme.

La mamma e la nonna di Pietro sono rimaste immobili davanti alla porta della camera mortuaria per tutta la mattina. Le gambe non reggono, la testa scoppia e in qualche momento i sensi sono venuti meno.

Abbracci, mani che stringono, parole sussurrate. Parenti e amici hanno manifestato affetto e vicinanza in ogni modo possibile, ma la mente era altrove. Non si può sopravvivere a un figlio. Tutto nella vita si supera, tutto tranne la perdita di colui che è la tua stessa ragione di vita. —



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