Ubriaca in bici e condannata. E il suo testimone disse il falso
Lei causò un incidente per guida in stato d'ebbrezza mentre attraversava via Bologna a Ferrara. Lui andò in aula a deporre a favore, è finito nei guai: un anno di pena per le bugie
FERRARA. Attraversava la strada, via Bologna, sulla sua bicicletta, quando venne investita da un’auto: trasferita al Sant’Anna le riscontrarono un tasso di alcol nel sangue di 2.37 (la soglia è 0.5 per chi guida auto e camion e altro). Per questo motivo, una cittadina russa che abita in città, 54 anni, protagonista del fatto, era stata condannata per guida in stato di ebbrezza della bicicletta, perchè di fatto - dissero i giudici - causò lei stessa l’incidente contro l’auto che la investì.
Due processi paradossali
E non solo: a rendere ancor più paradossale questa storia che esce dalle aule del tribunale di Ferrara è un secondo processo che ha fatto seguito al primo, a carico della ciclista in guida in stato di ebbrezza, e che ieri ha portato alla condanna per falsa testimonianza di un ferrarese che testimoniò al processo per lei. Il gip Carlo Negri ieri ha condannato il ferrarese 50enne ad un anno e 4 mesi di pena (in abberviato) perchè disse il falso: sostenne di aver visto la donna in via Bologna, mentre attraversava sulle strisce, accompagnando la bici a mano. Perchè arrivò a dire questo? Per rispondere bisogna cominciare dall’8 aprile del 2012, giorno di Pasqua: quella sera, attorno alle 21, la donna, dopo aver festeggiato e bevuto(il tasso alcolemico conferma), si ritrovò in via Bologna sulla bici e venne investita riportando anche lesioni serie. Dopo l’incidente fece affiggere manifesti nei pressi di via Bologna, perchè cercava testimoni dell’incidente in cui era stata coinvolta. Raccolse il suo invito, il ferrarese 50enne, che nel 2014, quando venne istruito il processo a carico della donna (tutte le perizie e riscontri della Polizia municipale che fece i rilievi, le attribuivano la responsabilità), andò a testimoniare in aula a favore della donna: il giudice di allora Franco Attinà ravvisò troppe contraddizioni tra quello che diceva e i riscontri processuali. Così, prima condannò la donna per guida in stato di ebbrezza (fu lei la causa dell’incidente), poi inviò gli atti alla procura contro il 50enne ferrarese, perchè lo riteneva un teste falso: e nella sentenza, indicò in modo netto, le falsità riferite.
La rilettura dele carte
Ieri il pm Andrea Maggioni, chiamato dopo anni a rileggere le carte, ha chiesto la condanna, il gip Negri l’ha ascolta. Mentre il difensore del ferrarese, l’avvocato Renivaldo Lagreca aveva eccepito che non poteva esservi falsa testimonianza perchè il suo assistito era comunque un «testimone disinteressato», raccolse solo l’appello della donna e non aveva dunque nessun motivo per deporre a favore di lei. E dopo la sentenza di condanna di ieri, ha comunque già annunciato ricorso in appello. Ultimo ma non ultimo, dalle carte processuali emerge anche che il ferrarese 50 enne ha a suo carico un altro precedente: nemmeno a dirlo, per il reato di falsa testimonianza. —
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