Senza lavoro da tanti anni, ora arriva anche lo sfratto
Una coppia a fine mese dovrà lasciare l’appartamento Acer in cui vive dal 2012 «Non riusciamo a pagare i conti arretrati e dal Comune nessun tipo di aiuto»
JOLANDA DI SAVOIA. La vita è strana. A pochi sorride, a tanti riserva fredda indifferenza. E a qualcuno riserva una faccia feroce. È il caso di Caudio Brocati e della sua compagna Antonia Servedio, i quali a fine mese dovranno lasciare l’alloggio Acer che occupano da sei anni. E, purtroppo, non hanno alternative utili. La storia è lunga, complicata e difficile. La raccontiamo dall’inizio.
«Lavoravo in Berco - ci dice Brocati – e ne sono uscito nel 2010. Mi sono licenziato, ma l’azienda era intenzionata comunque a mandarmi via... Purtroppo, ho diverse ernie alla spina dorsale: non ho modo di eseguire lavori pesanti. All’epoca ero in affitto, insieme alla mia compagna Antonia. Avevo un accordo con il direttore della Bonifica (la casa era di loro proprietà) per pagare ogni tre mesi. Poi, finito in cassa integrazione, Chiesi di poter pagare mensilmente. L’impiegato mi assicurò che non c’erano problemi ma, invece, rimase il contratto trimestrale. E a quel punto non ce la facevo più: con poco più di 1.000 euro dovevo pagarne 750 in una botta sola. Ho pagato un mese, e mi sono stati chiesti gli altri due. E sono nati dei problemi, continuati fino al 2012, quando sono entrato nelle case popolari, in centro, insieme a diverse altre famiglie con difficoltà come le mie. Lo confesso: ho pagato saltuariamente l'affitto».
Intervento dell’Assp
«Quando avevo i soldi - continua Brocati - pagavo. Ma non capitava spesso. Mi ha seguito l’Assp, e sono stati meravigliosi. Mi hanno inserito in un programma di sostegno e ogni tanto riuscivo a lavorare ed a guadagnare qualcosa con il programma lavoro. Non riuscivo a pagare, avevamo studiato con l’Unione un programma di rientro».
Purtroppo anche questa volta è andata male e ora è arrivato lo sfratto. Definitivo, esecutivo e senza più appelli, per morosità. «Abbiamo parlato con l’Acer - riprende -, ma mi hanno detto che dovremmo regolarizzare ed estinguere il debito maturato nei loro confronti. E stiamo parlando di migliaia di euro. Non ce la facciamo. E quindi, a fine mese, saremo senza un tetto. Va detto che per diverso tempo non abbiamo lavorato. Tiriamo avanti con l’aiuto della parrocchia e di mia figlia, la quale ha già i suoi problemi ed una sua famiglia, ma fa il possibile per aiutarmi».
Protesta contro il comune
Nel frattempo, il Comune di Jolanda dove abitano i due è uscito dall’Unione Terre e Fiumi: «Acer diceva di pagare o andarmene. Il Comune di Jolanda diceva di pagare o andarmene. Siamo andati a cercare una soluzione all’Acer, ma ci hanno spiegato che dovevamo risanare il debito, tutto insieme, o a rate, o in una quota iniziale e poi a rate, ma alla fine si parla di diecimila euro. E non li ho. Ho chiesto aiuto al Comune di Jolanda: risposte sprezzanti sui tanti posti di lavoro creati ma nessun programma di sostegno o di lavoro per me. Tutto quello che il Comune ci ha dato è stato... beh, il nulla. Noi non siamo gli unici, in queste condizioni. Sfratteranno solo noi? Cosa pensano di fare per il futuro nel sostegno delle famiglie disagiate? Io posso solo dire che abbiamo bisogno di un aiuto, in primis di un lavoro, insomma di sostegno. E di una casa...». —
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