Test sul Dna per dare un nome all’assassino di Willy Branchi
Altre indagini, con tecniche all’avanguardia, sui campioni prelevati nel 2015 L’avvocato di famiglia: passo importante, la verità potrebbe essere vicina
goro
Si riparte dai campioni prelevati tre anni fa dal corpo di Willy Branchi. Nascosti nei meandri della genetica potrebbero esserci tracce fondamentali per trovare il nome, o i nomi, di chi in quella notte di trent’anni fa uccise il 18enne di Goro, lasciandolo poi con la faccia distrutta e completamente nudo, sull’argine del Po a pochi metri dal centro del paese.
Presto potrebbero emergere sviluppi importanti. L’avvocato di famiglia, Simone Bianchi, ha infatti annunciato nuovi esami e riscontri sulle tracce di Dna già acquisite all’epoca dei fatti. «Con le nuove tecnologie - ha spiegato ieri il legale - sarà possibile comparare il Dna trovato sotto le unghie del povero Willy e il Dna di una cerchia di persone, già nella disponibilità degli inquirenti. Martedì - ha aggiunto Bianchi - c’è stato un conferimento d’incarico in Procura da parte del dottor Andrea Maggioni (il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, ndr) per nuove analisi sui campioni che sono stati prelevati sul corpo di Willy nel 2015. L’incarico è stato conferito al dottor Matteo Fabbri, esperto di genetica. La famiglia ha nominato il dottor Lorenzo Marinelli, anche lui già consulente di parte nel 2015. Si ritiene che con le metodologie che nel frattempo sono state sviluppate, sia possibile individuare il Dna appartenente a soggetti terzi, sui campioni già prelevati tre anni fa in seguito alla riesumazione».
Le tracce già parzialmente individuate e isolate nel 2015, oggi potrebbero essere completamente ricostruite grazie allo sviluppo dei macchinari scientifici. Quelle tracce dunque, potrebbero essere attribuite in maniera univoca a un soggetto specifico. «Qui - spiega l’avvocato Bianchi - quando ci sarà la necessità di fare determinati confronti, la cerchia di soggetti sarà ristretta; non sarà un brancolare nel buio».
Per ottenere i primi risultati ci vorranno trenta giorni. Questo sulla carta. Potrebbero arrivare prima ma anche dopo. Nel frattempo si resta con il fiato sospeso. In trent’anni la verità non è mai stata così vicina. Le tracce che verranno analizzate nuovamente e in maniera più approfondita e puntuale, sono i residui che erano presenti sotto le unghie di Willy Branchi. Le unghie della vittima erano curate ma abbastanza lunghe per far sì che sotto si depositassero minuscole, ma forse fondamentali, tracce che potrebbero portare alla risoluzione del caso. «Dalle analisi si potrebbe risalire al Dna di qualcuno che quella notte era entrato in contatto con quel povero ragazzo», sottolinea il legale. Se quella notte del 30 settembre 1988 colluttazione ci fu, forse, oggi, si potrebbe ancora scoprire con chi lottò Branchi prima di venire ucciso. Trent’anni di silenzio sono tanti, sono un macigno ma qualcosa si sta muovendo.
La visita a Goro dell’inviato de Le iene di Italia 1, Antonino Monteleone, ha riacceso la tensione tra gli abitanti. Martedì è andato in onda il primo di due servizi e subito, sono fioccati i commenti e le polemiche. Nelle scorse ore parole pesanti anche nei confronti di Luca Branchi, fratello maggiore di Willy, che da trent’anni chiede verità e giustizia. —
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