«Perdite reali doppie di quelle dichiarate»
Già nel 2011 la Carife non aveva qualche crepa, ma era un edificio che stava per crollare. Lo ha sostenuto ieri al processo per il crac della banca cittadina il professor Giuliano Iannotta dell’Univer...
Già nel 2011 la Carife non aveva qualche crepa, ma era un edificio che stava per crollare. Lo ha sostenuto ieri al processo per il crac della banca cittadina il professor Giuliano Iannotta dell’Università Cattolica di Milano, consulente della pubblica accusa. Il docente ha spiegato che il piano industriale presentato da Carife nel 2011 poggiava su piedi di argilla, perché era basato su previsioni sbagliate. Nel novembre del 2011, in particolare, quando ancora mancava solo un dodicesimo per completare la valutazione annuale, erano state calcolate perdite per 28 milioni di euro. Arrivati alla fine dello stesso anno le perdite si rivelarono invece molto più consistenti, circa 57 milioni di euro, il doppio, ma i dati non vennero aggiornati anche se c’erano i tempi tecnici (una quindicina di giorni) per poterlo fare. Modificare il piano industriale sulla scorta delle stime corrette avrebbe significato dover prevedere entrate maggiori, dunque un aumento di capitale di proporzioni ben più ampie dei 150 milioni richiesti. Ma solo a queste condizioni sarebbe stato possibile poter collocare “in sicurezza” i prodotti della banca alla clientela. Secondo il consulente, dunque, ci fu un’omessa informazione a danno degli stessi risparmiatori. «La prova provata - commenta l’avvocato Antonio Frascerra, parte civile con Confconsumatori - che al pubblico vennero fornite informazioni diverse dal dato reale». —
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