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È tempo di radicchio rosso Buona qualità e ottima resa

Andrea Tebaldi
È tempo di radicchio rosso Buona qualità e ottima resa

La coltura in terre sabbiose ha avuto momenti di crisi per gli alti costi produttivi Iniziata la raccolta nel Delta favorita dalla stagione dopo un brutto inizio

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È tempo di raccolta del radicchio rosso tardivo nelle terre sabbiose del territorio deltizio. Originario della vicina Chioggia e Sottomarina, ormai da molti anni la sua coltivazione dà ottimi risultati qualitativi anche nelle zone del Delta del Po. Grazie al particolare terreno sabbioso di questo territorio, ai margini del Gran Bosco della Mesola, si produce un tipo di radicchio dal gusto intenso che ben si sposa con la preparazione di ricette tradizionali e con particolari abbinamenti enogastronomici.

Produzione eccellente

La coltura del radicchio rosso, forse fra le più recenti novità nel panorama agricolo della provincia di Ferrara, nel territorio del basso ferrarese in pochi anni ha raggiunto livelli produttivi e qualitativi assoluti. Il radicchio rosso ha varietà precoci, medie e tardive. Ormai però da circa un decennio, molteplici le cause, molti produttori stanno abbandonando o riducendone la produzione. Chiediamo ad un precursore di questa orticola, Archimede Sartorato, trasferitosi a Mesola da Chioggia nel 1986, associato a Confagricoltura Ferrara e come lui stesso afferma nato in mezzo al radicchio, di farci un report sull'andamento di questa annata. «Questa orticola per molti anni ha premiato noi produttori, fino al 1995/96 la coltivazione garantiva soldi sicuri poi man mano, con l'entrata in uso del seme ibrido, il prezzo non ha più premiato; ormai la sua coltivazione non è più considerata una coltura redditizia, salvo anni occasionali o, mi spiace dirlo, disgrazie metereologiche altrui. Negli anni ho ridotto gli areali dedicati passando dai 30 ha agli attuali 10 ettari di ibrido medio e tardivo. Nell'ultima decade di agosto ho trapiantato il radicchio, varietà Raffaello, Vivaldi e Canaletto; per la siccità la stagione sembrava essere partita male, poi le buone condizioni di settembre/ottobre hanno fatto in modo che le mie coltivazioni tardive non si trasformassero (ovvero perdessero la caratteristica forma a palla per aprirsi ed allungarsi), come invece è avvenuto a quanti avevano in produzione le precoci o precocissime. Ora non resta che attendere il raccolto che andrà da fine novembre a fine gennaio e che si prospetta ottimo per le rese, ma soprattutto eccellente per qualità. Sul calo degli areali dedicati in atto nell'ultimo decennio - conclude Sartorato - direi che incidono particolarmente i costi della manodopera; inoltre per quanto riguarda il prezzo, ormai non compensa il lavoro, le spese e i rischi d'azienda. A differenza di quanto avviene per la rosa di Chioggia Igp, il nostro radicchio non vanta il marchio che garantisce un prezzo diverso del mercato».

La coltura ibrida

Anche lei associata a Confagricoltura Ferrara, Eleonora Andreoli coltiva con il marito 3 ettari di radicchio rosso ibrido. «Da agosto, dopo la raccolta del pisello, abbiamo iniziato a trapiantare le piantine di radicchio che necessitano di irrigazione soprattutto nella prima decade, l'erogazione è effettuata per aspersione, poi è seguita la concimazione attuata nel rispetto dei disciplinari e ad oggi il prodotto è quasi pronto e non presenta criticità. A metà novembre è iniziata la raccolta che si preannuncia discreta, ma i costi di produzione generali sono molto alti e si aggirano sui 7.000 euro per ettaro».

Andrea Tebaldi

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