Fenomeno migrazione Storie di famiglie e cittadini accoglienti
«Avere un figlio causa sempre un po’ di disorientamento, soprattutto quando non si hanno vicino amici o parenti, in un contesto completamente nuovo»: Marco e Chiara hanno affiancato una famiglia...
«Avere un figlio causa sempre un po’ di disorientamento, soprattutto quando non si hanno vicino amici o parenti, in un contesto completamente nuovo»: Marco e Chiara hanno affiancato una famiglia camerunense, sostenendola in un momento delicato come quello di una nuova nascita. Andrea invece si è offerto di diventare il tutore di un sedicenne egiziano, ospite dalla Città del Ragazzo, di accompagnarlo a Milano per i documenti ma soprattutto di ascoltare il racconto difficile del suo viaggio fino a qui. Martina e suo marito Michele hanno accolto nella propria casa Mohamed, appena diciottenne, che questa estate ha lavorato come manutentore di impianti e si è impegnato per prendere la patente.
Quando si vuole capire la portata del fenomeno migratorio è normale cominciare dai numeri: quante persone arrivano, quante restano e quante se ne vanno. Questo tipo di ragionamento trascura però un aspetto fondamentale: dietro ogni numero c’è un nome, con un volto e una storia. E se è indubbio che la complessa gestione degli arrivi debba essere coordinata dall’alto, altrettanto indubbio dovrebbe essere riconoscere come nel percorso del singolo individuo, proprio gli altri singoli individui possano fare la differenza.
Questa considerazione è al centro dell’incontro “Storie di famiglie e di cittadini accoglienti a Ferrara”, che si terrà domani alle 18.30, in via Guido d’Arezzo 2, presso l’Istituzione Servizi Educativi.
L’appuntamento servirà ad avviare un percorso formativo per le persone interessate a facilitare – con modalità e formule diverse – l’integrazione dei minori stranieri non accompagnati. «Questi ragazzi spesso si portano dentro dei traumi, per questo è così importante che abbiano un adulto di riferimento, qualcuno di cui si possano fidare. Ci vuole tatto, pazienza, gradualità, ma questi percorsi sono strutturati, non si è mai da soli», spiega Andrea Firrincieli, presidente dell’associazione “Tutori nel tempo”. —
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