La Nuova Ferrara

Ferrara

Per l’ex assessore Marescotti va analizzata ogni singola situazione «Modalità di distacco violente e senza alcuna volontà di recupero» 

L’appello del consigliere «Per i minori allontanati servono più controlli»

Davide Bonesi

l’intervistaÈ stata una delle ideatrici di un gruppo interno (e trasversale politicamente) al consiglio comunale per cercare di aumentare i controlli sulla gestione dei minori nella nostra provincia....

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l’intervista



È stata una delle ideatrici di un gruppo interno (e trasversale politicamente) al consiglio comunale per cercare di aumentare i controlli sulla gestione dei minori nella nostra provincia. Il motivo? Verificare come mai vengono segnalati casi di minori allontanati dalle rispettive famiglie senza motivazioni validanti. Due gli obiettivi dei tre consiglieri (Balboni di M5s, Maresca del Pd e Marescotti del Psi) che per questo motivo nei giorni scorsi hanno incontrato il primo cittadino Tiziano Tagliani: accedere ai fascicoli dei minori allontanati per entrare nel dettaglio delle singole storie e verificare strutture e case di accoglienza. Da quell’incontro sono passati dei giorni pieni soltanto di silenzio, che ora viene rotto dalla pedagogista, insegnante ed ex assessore Deanna Marescotti.

«L’unica strada da percorrere per avere chiarezza - conferma - è quella di vedere nel dettaglio questi fascicoli, per la cui richiesta ogni volta ci viene risposto di rivolgerci ad un diverso ufficio competente. E l’altro aspetto decisivo è quello relativo alle strutture dove vengono messi questi minori allontanati, in regione ce ne sono una settantina. Innanzitutto, sono troppe, poi vogliamo capire chi le sceglie e su quale basi vengono stipulate convenzioni con una casa famiglia piuttosto di un’altra. E non sorprendiamoci di così tanti casi relativi a minori, tutte queste strutture devono lavorare...».

In questi mesi abbiamo raccontato diverse storie, come mai accadono?

«È per questo che vogliamo e ci deve essere consentito approfondire quanto accade. Penso all’ultimo caso dei problemi di sporcizia e altro alla casa famiglia di Cento: se vi sono segnalazioni di questo tipo i controlli devono essere immediati e credo che amministratori e forze dell’ordine devono poter avere accesso ai fascicoli».

«Lo scorso luglio - continua - abbiamo organizzato la prima commissione pubblica sui servizi sociali. Ritengo sia doveroso credere che i servizi e la giustizia funzionino, ma se solo si ha il sentore che qualcosa non è andato per il verso giusto si deve controllare. E in tempi brevissimi».

E di “Veleno” che pensa?

«Questa vicenda come certi casi di Ferrara fanno venire dei sospetti. Quando ero insegnante ho visto dei bambini portati via direttamente in classe, con modalità che hanno segnato me, figuriamoci quei bambini. Sono modi aggressivi, anche se giusti per legge, sbagliati in senso pratico. Poi i tempi di risposta sono biblici e manca il recupero della genitorialità, vero obiettivo di ogni percorso. Vedo interventi punitivi, senza la volontà di recuperare un nucleo familiare».

Altro aspetto: gli incontri fra genitori e figli dopo il distacco...

«Altra situazione assurda: incontri una volta al mese o addirittura ogni due, di una sola ora chiusi in una stanzina con l’assistente sociale presente, ma perché? Se poi pensiamo che queste situazioni proseguono anche per tanti anni, si arriva solo la distruzione del bambino e del ruolo genitoriale».

Soluzioni praticabili?

«Intanto parlare di queste problematiche. A Ferrara è nato un coordinamento, del quale fanno parte figure professionali importanti. Stiamo cercando di raccogliere informazioni, sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi e dare supporto ai genitori che si trovano in queste brutte situazioni. La legge dà una certa discrezionalità, perciò ogni, ma i genitori non sono una categoria, va analizzata ogni singola situazione. E quando dico analizzata intendo dire che dev’esserci un confronto e non solo all’interno, perché se un servizio sociale segue una certa linea tutti i suoi operatori sono “contaminati”, ossia seguono una sola modalità di intervento. E, ancora, nei servizi sociali dev’esserci continuo turnover e aggiornamento professionale, invece a me pare si parli solo per slogan».

«In passato - conclude il consigliere comunale - ho lavorato con Slavich (Antonio, direttore del Centro di igiene mentale di Ferrara dal ’71 al ’78, ndr) per lo smantellamento degli istituti di allora, ritenendo fossero necessarie delle migliorie. Ora penso alla settantina di case famiglia per minori in Regione, un numero importante, troppo, sul quale non posso interrogarmi. Mi domando cosa sono e cosa succede al loro interno e ricordiamoci che parliamo di minori, anche un caso di allontanamento forzato è tanto, figuriamoci se diventano così tanti». —



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