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i processi dopo il blitz 

La droga tra le banane. Ultima stangata per i “fratelli cocaina”

La droga tra le banane. Ultima stangata per i “fratelli cocaina”

Ferdinando e Gianfranco Scremin condannati in Cassazione. Fecero arrivare dalla Colombia un maxi carico da 55 chili

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FERRARA. Stangata era, e stangata è stata confermata dalla Cassazione per i “fratelli cocaina”, Ferdinando e Gianfranco Loris Scremin, per un traffico di droga dalla Colombia, di oltre 54 chili di coca, scoperto tre anni fa dalla Guardia di Finanza di Pisa nel maxi blitz “Mexcal” che portò a sgominare un gruppo di trafficanti legati ad imprenditori toscani.

Ferraresi d’adozione

I fratelli Scremin, originari del Padovano, ma ferraresi d’adozione da vent’anni, erano tra i sei imputati rimasti della inchiesta toscana, per questo grande traffico di cocaina che avrebbe dovuto arrivare nei porti toscani, e gestito in primo piano proprio da Ferdinando, vecchia conoscenza anche della polizia antidroga di Ferrara. Per i due fratelli e gli altri coimputati sono state confermate le pene già inflitte in appello: 6 anni e 8 mesi a Ferdinando Scremin, vecchio esponente della Mala del Brenta e definito nel tempo, dagli investigatori, il nuovo Felice Maniero e 5 anni e 4 mesi per il fratello Gianfranco Loris. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai legali dei sei imputati confermando i verdetti della Corte d’Appello, ridotti rispetto il primo grado del tribunale di Pisa, trasformati in esecuzioni delle pene in carcere.

Il carico nel porto sbagliato

Il carico di droga (principio attivo al 66,7 per cento) importato dal Sudamerica sarebbe servito, secondo l’accusa, a risollevare le sorti finanziarie degli imprenditori toscani (tre sono già in carcere da tempo) che avevano finanziato con loro soldi l’operazione: operazione che aveva visto i fratelli Scremin avere un ruolo determinante. Erano loro a tenere i contatti con i corrieri colombiani per far arrivare la partita di cocaina. Il progetto, però, è bene ricordare, era finito malissimo tra la fine di giugno e i primi di luglio del 2015. Prima il carico era sbarcato nel porto sbagliato, quello di Catania anziché Livorno. Poi era arrivata la Finanza di Pisa che, seguendo il container, lo aveva prima intercettato e poi sostituito con una fornitura assai meno remunerativa di banane. Facendo quindi scattare il blitz contro i trafficanti. —

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