Sulla bancarotta Carife scontro in aula tra periti
È il capo d’accusa più grave contestato dalla procura, bancarotta patrimoniale, al processo Carife per l’aumento di capitale da 150 milioni. Una accusa mossa dai pm Longhi e Cavallo sulla base di...
È il capo d’accusa più grave contestato dalla procura, bancarotta patrimoniale, al processo Carife per l’aumento di capitale da 150 milioni. Una accusa mossa dai pm Longhi e Cavallo sulla base di indagini, riscontri e delle consulenze del professor Iannotta e di Banca d’Italia che avevano ravvisato fino dal 2013 uno scambio reciproco di azioni (ritenuto illecito) tra Carife e banche amiche per raggiungere la quota fissata dei 150 milioni. All’udienza di ieri, però i consulenti delle difese dei 12 imputati sono andati all’attacco della tesi d’accusa, ribadendo che il reato di bancarotta patrimoniale che nasce dalla fittizietà del patrimonio (le azioni scambiate, incassate da Carife ma poi restituite) non sussiste. Il consulente di Banca Valsabbina Brescia (Gualtieri) è stato perentorio: l’acquisto reciproco in aumento di capitale per poco più di 1 milione (unica tranche con possibile rilievo penale) è legittimo e comunque sarebbe solo dello 0.024% dell’aumento capitalale per cui privo di incidenza. Tesi che i difensori hanno più volte ribadito, sulla contesa del sequestro dei beni a Valsabbina e CariCesena, chiesto dalla procura e bocciato dai giudici, delegato proprio al processo. Il processo è alle fasi finale: fissato ieri il nuovo calendario per dicembre, con interrogatori degli imputati, conclusioni accusa e difese. La sentenza dovrebbe andare a gennaio. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google