Ferrara, la discesa dell'Ariosto furioso con l'emoji
Il viaggio immaginario del poeta che ieri è stato deposto dalla colonna di Piazza Ariostea per il restauro. Ci era salito nel 1833, ieri l'incontro da pari a pari con la città
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FERRARA. Chissà cosa avrà pensato l’Ariosto mentre volava sopra la sua città? Imbragato per questione di sicurezza sembrava più un paracadutista della Folgore, che uno dei suoi magici Ippogrifi sempre alla ricerca di qualcosa da esplorare. Che gioia comunque librarsi nell’aria provando l’ebbrezza di Astolfo. «Finalmente un po’ di movimento mi fanno fare questi ferraresi», avrà esclamato con stupore, trovandosi in una città che passa per essere immobile o dal passo lento. Il che può essere un pregio, ma anche un difetto. Il volo doveva partire alle 8.30 precise, si è passati invece alle 13, con un ritardo peggio di Alitalia e dire che non c’era lo sciopero dei controllori di volo.
Ariosto era lì, solo soletto da quasi duecento anni, sopra una colonna fatta costruire in suo onore nel 1833, manufatto quasi coetaneo della Carife, e al solo pensiero, qualcuno giura di aver visto messere Ludovico toccare il ferro che lo reggeva e qualcos’altro mentre spiccava il balzo che lo avrebbe fatto atterrare nel verde prato di Piazza Nova che per colpa sua ha cambiato nome. Quante ne ha visto in questi anni da quella postazione privilegiata. Con il suo sguardo dritto, altezzoso e in mano la lira ha sempre avuto un non so che di classico che fa tornare alla mente gli antichi splendori degli Estensi, quando lui si cibava dei favori del duca Alfonso tra guerre, carestie, alleanze e complotti che in confronto gli attuali screzi per le candidature a sindaco dei vari partiti sembrano acqua fresca.
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Dall’Ottocento dicevamo, l’Ariosto è lì, fermo a dominare la città. Ha visto da quell’altezza per prima cosa le gesta della Ferrara carbanora, massona e libertina del Risorgimento, rivoluzionari che hanno perso la vita passati per mano degli austriaci e altri decisamente più da salotto. Dopo un bel restauro al quale è stato sottoposto nel 1881, perché non era più fermo sulle gambe probabilmente a causa degli acciacchi dovuti all’umida nebbia padana, ha visto di riflesso la belle epoque boldiniana, gli scontri tra braccianti e agrari di primo novecento. Ha ascoltato le grida di dolore di tante famiglie ferraresi per i lutti provocati dalle sanguinose guerre mondiali, ha visto a metà del secolo breve la camaleontica trasformazione dell’opinione pubblica ferrarese, passata in breve tempo dal fascismo più nero e violento al comunismo più bulgaro e trinariciuto.
Ha visto anche il sorgere del Duemila con la globalizzazione, notando che sempre meno persone si parlano nei ritrovi di piazza Ariostea mentre sono sempre di più quelli che comunicano con lo smartphone ignari di quello che capita alla persona che sta a fianco. Chissa come avrebbe reagito Ludovico alle moderne tecnologie e alle nuove e stenografiche forme di scrittura del tipo “Tvb” o dal sapore simbolista emoji “:-)”. Ve lo immaginate un Orlando Furioso scritto in questa maniera? Impazzirebbe ancora di più. E adesso? Ora che ha finalmente ha messo i piedi per terra come reagirà faccia a faccia con i politici e i potenti ferraresi di oggi? Tranquilli, pare che abbia già implorato: «Riportatemi su il prima possibile».
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