Gioco d’azzardo patologico Il centro fornisce un aiuto
Informazioni per combattere comportamenti a rischio che sono sempre più diffusi La responsabile: «Non un vizio ma una vera malattia»
COPPARO
Ha aperto ieri a Copparo il Centro informativo sul gioco d’azzardo patologico. Siamo andati a chiedere delucidazioni. «Il centro serve a fornire informazioni, ad indirizzare», dice Linda Borra. Fa parte di un progetto complessivo della Regione in diretta corrispondenza con il Servizio per le dipendenze patologiche.
«Il concetto fondamentale è che il gioco d’azzardo patologico non è un vizio, ma una malattia. E come da tutte le malattie, con interventi mirati, si può guarire», spiega la Borra.
ascolto e sostegno
Una risposta basata sull’ascolto e sul sostegno ha dimostrato da tempo di essere efficace, sia in questo che in altri contesti. «Infatti, ci sono diversi tipi di gruppi a cui avviare chi chiede un aiuto. Da una parte, ogni percorso è individuale e va indirizzato, in modo da poter rispondere alle esigenze. Per esempio, potranno rivolgersi a noi anche i familiari. Per loro è importante poter avere un punto di accesso e di informazione, e non solo i soggetti al gioco d’azzardo patologico».
al centro la patologia
In effetti, va attentamente considerata la differenza tra gioco d’azzardo e gioco d’azzardo patologico, ma anche il rapporto tra familiari e giocatori patologici. Soprattutto, serve anche un lavoro di prevenzione, da sempre importantissimo in ogni campo di intervento contro le patologie.
Perché è chiaro che giocarsi a briscola o a tressette il caffè al bar è una cosa, vivere per giocarsi lo stipendio è un contesto completamente diverso, che comporta isolamento, distacco dai familiari e tanto altro.
l’accesso
Altra situazione che va chiarita è la modalità di accesso. È necessario passare dai punti di informazione (è stato finora aperto quello di Copparo, ma l’intenzione pare essere quella di aprirne altri in provincia) o ci sono delle alternative? «Noi indirizziamo e diamo informazioni, ma è possibile rivolgersi direttamente ad Serd. Lo si può fare in modo anonimo, senza impegnativa del medico, gratuito. Ci sarà l’accoglienza, poi ci saranno dei colloqui per la valutazione del singolo soggetto in modo da capire in quale gruppo si potrà inserire chi chiede aiuto, e da dargli un sostegno adeguato ed il più possibile personalizzato. Si costruirà quindi un percorso ad hoc». —
Alessandro Bassi
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google