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sotto accusa la baltur 

Processo amianto killer «Ma l’operaio morto fu esposto in altre ditte»

Daniele Predieri
Processo amianto killer «Ma l’operaio morto fu esposto in altre ditte»

CENTO«La classificazione del registro dei mesoteliomi in regione non ha finalità penali, ma solo epidemiologiche, per stabilire se la patologia sia causata da esposizione d’amianto»,Maria Rosa...

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CENTO

«La classificazione del registro dei mesoteliomi in regione non ha finalità penali, ma solo epidemiologiche, per stabilire se la patologia sia causata da esposizione d’amianto»,

Maria Rosa Spagnolo, medico del lavoro dell’Asl Ferrara, fu tra i primi a segnalare alla procura la morte di Giampaolo Brugioni per mesotelioma, patologia innescata con certezza dall’esposizione all’amianto. Questa la certezza del processo per la morte di Brugioni, ex dipendente Baltur di Cento, morto nel dicembre del 2016, dopo la diagnosi della malattia del 2011.

Sotto processo è l’azienda Baltur e il legale rappresentante dell’epoca (tra 1978/2011 , il periodo lavorativo di Brugioni), Gianni Fava. Ma se è certa la causa della morte, il processo deve accertare dove avvenne l’esposizione: se quando Brugioni lavorava alla Batlur (come sostiene la procura) o prima, nei precedenti luoghi di lavoro, le ditte Soimi e Riva Mariani, oggi chiuse.

Su questo punto, si sono concentrate le difese di Fava e Baltur (avvocati Martines e Melandri) avendo in risposta la dichiarazione della dottoressa Spagnolo sulla impossibilità di distinguere tra una o l’altra esposizione, in una ditta o l’altra: da qui le finalità, indicate dalla Spagnolo, non penali della classificazione ma epidemiologiche.

Classificazioni, però, hanno contestato le difese che indicano che tra il 76-77, quando Brugioni lavorò alla Soimi, l’esposizione è definita “probabile”. Mentre dal 77 al 78 alla Riva Mariani (che coibentava e scoibentava amianto) il contatto è classificato “certo”. Dunque, serve valutare se l’esposizione alla Baltur sia concausa (come indica la parte civile, avvocato Boscolo) o no. In aula il 28 marzo, coi periti d’accusa. —

Daniele Predieri

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