Da Caprile all’Europa Così cresce l’autotrasporto
L’azienda Benazzi ha 90 dipendenti e 14 milioni di euro di fatturato annuo La fonte di reddito importante deriva dai trasferimenti di carichi di pomodoro
L’autotrasporto è tra i comparti economici più fortemente modificati dalla globalizzazione in questi anni, contrassegnato tuttavia dalle forti distorsioni nella concorrenza di mercato, provocate dalle differenze di regole e squilibri economici tra i diversi Paesi. La “F.lli Benazzi Trasporti” di Caprile, a pochi chilometri dalla Statale Romea, con 90 dipendenti e 14 milioni di euro annui di fatturato, costituisce un osservatorio importante sulle problematiche del settore.
Dai fratelli ai nipoti
L’azienda, tutt’ora in espansione, di autotrasporto merci conto terzi è nata nel 1974, crescendo negli anni, sotto la direzione dei fratelli Luciano e Fabiano, ma già si affaccia la nuova generazione dei nipoti. All’attività di autotrasporto, garantita tramite 80 autoveicoli e 370 semirimorchi, la “F.lli Benazzi Trasporti” ha via via affiancato servizi di stoccaggio e movimentazione delle merci su larga scala, offrendo lavoro, inoltre, ad altri piccole imprese dell’autotrasporto locali.
«L’80% della nostra attività – precisa Fabiano Benazzi, vice presidente dell’azienda (che aderisce alla Cna) – si articola sul territorio nazionale, mentre il restante 20% si sviluppa verso Francia, Germania, Svizzera, Slovenia e più recentemente verso l’Africa. Due milioni e 800 mila euro di fatturato sono garantiti dal trasporto del pomodoro fresco: durante i 60 giorni della campagna stagionale trasportiamo 250 mila tonnellate di prodotto fresco, prelevato giornalmente presso 450 aziende agricole operanti nell’area compresa tra Verona e Rimini». Una specializzazione, quella della “F.lli Benazzi”, che li ha resi altamente competitivi, anche grazie ai servizi di stoccaggio e refrigerazione che coprono il segmento della conservazione e movimentazione del prodotto finito. Il resto dei trasporti in conto terzi riguarda i componenti per l’arredamento in legno e derivati, prodotti siderurgici, oil & gas.Un traffico commerciale, di mezzi e persone imponente, tuttavia poco ripagato economicamente, dice Benazzi.
I COSTI
«Sembra impensabile – argomenta l’imprenditore, tra l’altro rappresentante del settore dei trasporti in Camera di Commercio – che la movimentazione di un camion, dai ricavi annui attorno ai 110 – 120 mila euro l’anno, garantisca un margine del 2% massimo, con un costo medio per l’azienda di un euro a chilometro. Il 40% dei costi fissi è costituito dal personale e il 30% dal gasolio. Ma il problema vero è il peso dei cosiddetti oneri sociali imposti dallo Stato italiano, dal fisco agli oneri impropri che gravano sul costo del lavoro, incidendo pesantemente sul bilancio delle imprese dell’autotrasporto, compresa la nostra, e rendendole oggettivamente meno competitive rispetto alla maggioranza dei paesi esteri”.
Ma è in generale “il complesso di regole rigide e incomprensibili, la logica burocratica che presiede al rapporto tra Stato e imprese che ci penalizza - sostiene ancora Benazzi - come quella che impone rigidamente un tetto massimo di ore lavorative giornaliere per ciascun automezzo tale da non tollerare sforamenti neanche in termini di minuti: quelli che, magari, servirebbero per rientrare in azienda a fine giornata». —
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