La Nuova Ferrara

Ferrara

catturato in francia 

Agguato via Morata con il machete In cella a Rouen uno degli aggressori

Agguato via Morata con il machete In cella a Rouen uno degli aggressori

Un altro ricercato coinvolto nell’agguato di via Olimpia Morata, a Ferrara, è finito in manette. L’operazione è andata a segno grazie alla collaborazione tra la polizia di Stato di Ferrara, l’Interpol...

2 MINUTI DI LETTURA





Un altro ricercato coinvolto nell’agguato di via Olimpia Morata, a Ferrara, è finito in manette. L’operazione è andata a segno grazie alla collaborazione tra la polizia di Stato di Ferrara, l’Interpol e le autorità francesi. L’arresto è stato compiuto lo scorso 14 novembre in Francia, dove si era rifugiato il nigeriano Emanuel Emakhu, detto Schube, 26 anni. La polizia lo ha rintracciato a Rouen, nel nord della Francia, cittadina celebre per la sua Cattedrale ritratta in tante versioni dal pittore Claude Monet.

Il mandato d’arresto europeo era stato firmato dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Ferrara, l’accusa a suo carico è tentato omicidio aggravato in concorso. Emakhu deve rispondere alla giustizia per i fatti del 30 luglio scorso, quando furono feriti gravemente, in via Morata, zona Porta Catena, due stranieri: Stephen Oboh, nigeriano di 26 anni, con un colpo sferrato alla testa forse con un machete, e Lawrence Sunday che intervenne per soccorrerlo. Oboh era stato atteso e rincorso da un gruppo di immigrati che gli aveva teso un agguato.

Tasselli mancanti

Le indagini, spiega la questura, sono ancora in corso perché all’appello dell’indagine manca ancora qualche tassello (e ricercato). L’arma dell’aggressione è stata rintracciata nelle scorse settimane in casa di un altro cittadinmo straniero: il machete era nascosto nella lavatrice.

«L’ho comprato in via Oroboni, per macellare il capretto a Natale», si era giustificato l’uomo con gli inquirenti che lo hanno interrogato. Nell’inchiesta figura indagato per favoreggiamento: avrebbe aiutato gli aggressori di Oboh a nascondere l’arma con cui sarebbe stato commesso il reato più grave.

Negli atti giudiziari comunque si parla di diverse armi da taglio, non solo di una. Anche per questo motivo sul machete è stata disposta una perizia.

ricerche in corso

Tra gli indagati, almeno uno è ancora ricercato, cinque sono in carcere in Italia, uno è detenuto all’estero (Emakhu); l’unico in libertà è l’uomo accusato di favoreggiamento. Nei giorni scorsi in carcere si è svolto un confronto all’americana disposto dal giudice. La pm Isabella Cavallari coordina l’inchiesta che ipotizza regolamenti di conti fra bande rivali nel mercato locale dello spaccio. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google