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A tutta velocità in scooter per 600 euro al mese

Marcello Pulidori
A tutta velocità in scooter per 600 euro al mese

La vita dei porta-pizze tra rischi e precarietà. Le testimonianze dei ragazzi addetti alle consegne a domicilio. Molti sono stranieri: «Per guadagnare qualcosa, è l’unica alternativa» 

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FERRARA. Pony-express. Speedy pizza. Porta pizze. Tre definizioni per indicare una categoria di lavoratori molto particolari: i ragazzi, la maggior parte di loro stranieri, che a Ferrara, come nel resto d’Italia, effettuano la consegna a domicilio di pizze, panini e altri alimenti. Soprattutto la sera, soprattutto dalle 18.30 in poi. Chi non li ha visti sfrecciare in sella allo scooter, con tanto di bauletto porta alimenti, spesso anche attraversando aree vietate alla circolazione dei mezzi a motore?

Seicento euro al mese. Nei giorni scorsi uno di questi ragazzi, che lavorano su uno scooter, un “cinquantino”, è stato investito da un’auto. La dinamica è al vaglio delle forze dell’ordine, ma c’è mancato poco perché la consegna di una pizza si trasformasse in una tragedia. Tutto per 600 euro al mese, «quando va bene», sussurra uno di loro prima di rientrare nella pizzeria e aspettare la prima “comanda”.

I conti sono presto fatti: sei sere lavorative. In un mese fanno ventiquattro serate. E 25 euro a sera. Per questo motivo, per entrare tra le “pieghe” di un lavoro per certi versi ai margini, la “Nuova Ferrara” ha voluto raccogliere proprio le riflessioni di questi ragazzi. Abbiamo voluto ascoltare direttamente, dalla loro voce, cosa pensano, questi ragazzi porta-pizza, del loro lavoro. È pericoloso? Sono in regola? Il rischio di farsi male, di essere investiti da un’auto, di cadere dallo scooter, è quotidiano?

Il rischio incidenti. «Sappiamo che è un lavoro abbastanza pericoloso - ci dice uno dei porta-pizza di un locale da asporto nelle vicinanze di Piazza Ariostea - ma se vogliamo guadagnare qualcosa, soprattutto per il fatto che siamo stranieri, non ci sono tante altre alternative».

«Incidenti? Può succedere - s’inserisce un collega del primo ragazzo intervistato (tutti chiedono di restare anonimi e parlano pesando le parole) - , ma siamo assicurati, vuoi vedere la mia assicurazione?», e con la mano ci indica il bauletto in cui è custodita. Certo, l’assicurazione è obbligatoria ma non protegge da eventuali ferite: «Sì chiaro - dicono ancora i ragazzi - si cerca di andare con prudenza, ma anche consegnare presto è importante perché se roba diventa fredda poi nessuno vuole», si fa capire un ventenne iraniano che già da un paio d’anni fa questo lavoro e che aggiunge: «Se me ne vado, il titolare ne trova altri dieci al mio posto».

Insomma, prudenza d’obbligo. Ma l’impressione è che questi ragazzi pensino più ai loro (non certi lauti) guadagni che alla loro sicurezza. Il titolare di un altra pizzeria da asporto, anche questa in zona Piazza Ariostea, è incuriosito dalle nostre domande e, attraverso la vetrata del suo negozio, ci osserva e un po’ ci controlla anche. Entriamo e ci presentiamo: «I miei ragazzi vanno forte con lo scooter? - si chiede il giovane titolare - , no, non vanno forte, non fanno incidenti. È loro lavoro, è un lavoro normale». —


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