La fusione accende gli animi: e in aula è scontro diretto
Domenica prossima si vota: sostenitori del Sì e del No a confronto con i cittadini. Bellotti: «Stiamo facendo la storia». Gianella: «Così perdiamo il Comune»
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GORO. A pochi giorni dal referendum consultivo di domenica 2 dicembre che chiamerà le comunità dei Comuni di Mesola e Goro a pronunciarsi sul progetto di fusione tra loro, è palpabile la crescita di attenzione e di tensione dei cittadini coinvolti.
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L'incontro. Ne è stato la plastica dimostrazione l’incontro di venerdì scorso, nell’aula consiliare della residenza municipale di Goro. A confrontarsi gli esponenti dei comitati per il “Si”, Nickolas Bellotti e per il “No”, Fausto Gianella, moderati e sollecitati nell’approfondimento dei diversi aspetti della scelta epocale per le due comunità, dal direttore della Nuova Ferrara, Luca Traini. Così, tanta gente, attenta, coinvolta e partecipe, ha gremito la sala consiliare gorese in cui erano presenti anche il sindaco, Diego Viviani ed il suo omologo mesolano, Gianni Michele Padovani. Inoltre, nel corso dell’incontro sono emerse altrettanto chiaramente le diversità e per certi versi anche le contraddizioni che da sempre segnano ed animano la vita della gente di Goro, in particolare con riguardo al contributo volontario da erogabile da parte delle diverse cooperative di pescatori per rimpinguare le traballanti finanze comunali.
Le ragioni del sì. In apertura di dibattito Bellotti ha sintetizzato egregiamente le motivazioni per cui la gente dovrebbe essere favorevole «La grande partecipazione della gente per questo appuntamento – ha sottolineato – è in continuità con la nostra storia che è stata sempre generata e caratterizzata dal coinvolgimento della comunità. Con il progetto di fusione noi stiamo facendo la storia. Non dobbiamo alzare muri, ma cercare soluzioni ai problemi ed uno strumento è proprio la fusione».
Le ragioni del no. Di opposta opinione sono state le considerazioni espresse da Gianella «Si tratta di una scelta irrevocabile se si vota si, se invece passa il no, tra qualche anno si potrà riprovare. Perdiamo il Comune – aggiunto l’esponente del no – mi sembra di essere in campagna elettorale perché in queste occasioni spuntano fuori i soldi. Riteniamo non si tratti di una fusione ma di annessione perché diventeremo una frazione di Mesola, e si tratterebbe di una perdita complessiva di valore per la comunità di Goro. Ecco perché la fusione è un danno».
Le problematiche. Il direttore Traini ha quindi richiamato l’attenzione sulla gestione del Parco del Delta, e il sindaco di Mesola Padovani ha sottolineato che l’accelerazione è stata determinata dalla necessità di fare presto per non arrivare ultimi tra i tanti processi di fusione in atto a livello regionale.
Ed ancora, Gino Soncini, ha sottolineato la contraddizione politica quando «un anno fa proposi la fusione i due sindaci mi dissero che i tempi erano prematuri. Improvvisamente, nel 2018 il progetto ha subito una grande accelerazione». Ed ha concluso chiedendo ai cittadini di «Votare no perché vogliamo restare di Goro». Diversi altri interventi di consiglieri comunali e di cittadini hanno evidenziato le oggettive difficoltà di mettere equilibrio un progetto di fusione che di fatto consegnerà al 2 dicembre il voto di due comunità lacerate dalle divisioni, tra loro e loro interne». —
Piergiorgio Felletti
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