Pac, la beffa dell’Europa, tagli per 300 milioni
Crescono le spinte per il taglio dei contributi, sul tavolo tre proposte di riforma Ultimo termine per gli emendamenti il 3 dicembre, a rischio i sostegni ai territori
FERRARA. Il futuro dei contributi europei a sostegno del settore agricolo e delle misure a sostegno della crescita del settore a partire dalla riforma Pac del 2021 sono le principali preoccupazioni degli agricoltori. È emerso con chiarezza nell’incontro “La nuova Pac: domande e risposte sulla riforma”, organizzata a Palazzo Bellini di Comacchio da Cia-Agricoltori italiani Ferrara, in occasione dell’assemblea provinciale.
Il principale problema del progetto di riforma è il taglio alle risorse destinate ai Piani di sviluppo rurale, quelli che sostengono i territori, come ha spiegato Stefano Calderoni (Cia): «Sono 300 i milioni di euro che mancheranno all’appello se verrà confermata questa proposta di riforma. Una vera beffa, perché il nostro settore è uno dei pochi che continua a creare un indotto economico e posti di lavoro sul territorio. Spesso vediamo, tra l’altro, i contributi andare a società che non fanno agricoltura attiva, ma si limitano a speculare anche attraverso il land grabbing. La nuova Pac dovrebbe poi tutelare maggiormente l’agricoltore che subisce danni provocati da cambiamenti climatici e parlo anche della presenza incontrollata di nutrie, che l’assenza di temperature rigide continua a far proliferare».
Ma quando diventerà definitiva la riforma? «Sul tavolo – ha detto il parlamentare europeo Herbert Dorfmann – ci sono tre proposte e il 3 dicembre si chiuderanno i termini per presentare emendamenti. L’obiettivo è sottoporre la riforma ad almeno un voto entro aprile, prima delle elezioni previste per il 26 maggio, così da dare una linea di indirizzo al nuovo Parlamento. L’Italia ha chiesto un investimento dell’1,3% del Pil, che coprirebbe tutte le richieste e i nuovi investimenti. Ma in campo ci sono forze che spingono per il taglio dei fondi, prima tra tutte la Brexit, che farà perdere 12 miliardi all’Ue, circa il 7-8% sul totale del bilancio europeo, che dovrebbero essere integrati. Stiamo lavorando perché questa Pac diventi più “attiva”: se c’è un agricoltore giovane che vuole produrre riso ma non ha i titoli, come fa a permettersi di investire?».
Davide Vernocchi (Apo Conerpo) ha auspicato una riforma della Pac che favorisca le Op virtuose e l’aggregazione, «ad esempio Opera grazie alla quale abbiamo incrementato del 20% la pericoltura o la tutela ai produttori di pomodoro associati alle Op che hanno conferito a Ferrara Food». Luca Trivellato (Agia) ha parlato delle difficoltà delle imprese under 40, schiacciate da burocrazia e difficoltà di accedere alla terra, con le aziende che tendono a chiudere dopo i primi anni ad esaurimento dei fondi d’ingresso: «Non ci sarà mai un vero ricambio generazionale se gli agricoltori più anziani rimangono a lavorare perché percepiscono pensioni ridicole e i giovani non riescono ad acquistare la terra».
Contro la burocrazia, capace di schiacciare un intero settore anche il presidente regionale Cia, Cristiano Fini: «Quella attuale è forse la Pac più complicata di sempre e non solo per colpa dell’Europa. Anche noi stiamo contribuendo a livello nazionale, appesantendo gli oneri burocratici, penso ad esempio alla recente fatturazione elettronica». —
Andrea Tebaldi
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