Riciclaggio di denaro, due gioiellieri accusati
Scatta il sequestro di 10 milioni di euro: il giro per pulire soldi partiva da Napoli, poi San Marino e da qui nei paradisi fiscali
Sono accusati di aver riciclato, a livello internazionale, denaro tra Ferrara, San Marino, Napoli e paradisi fiscali trasferendo milioni di euro verso società in paesi offshore come Panama, Dubai, Emirati Arabi, Hong Kong.
Task force di finanzieri
Ad accusare due gioiellieri ferraresi, marito e moglie, 60enni, che abitano a Cento, ma che hanno una attività a Ferrara, sono la Guardia di Finanza di Rimini e le Fiamme gialle di Cento e Ferrara che hanno fatto scattare ieri mattina un blitz che ha portato al sequestro di 10 milioni di euro con relative perquisizioni e sequestro di atti e documenti, nelle abitazioni e nel negozio. La finanza ha eseguito una serie di perquisizioni domiciliari nell'ambito di una rogatoria con San Marino, che vede indagati, oltre i due ferraresi, anche commercialisti riminesi con attività a San Marino, con l’accusa di riciclaggio internazionale. Il provvedimento di sequestro “per equivalente” emesso dai giudici di Rimini verso i 4 indagati ha portato l’attenzione delgi inquirenti anche su altri 5 persone (3 di origine campana e 2 siciliana) ritenuti responsabili di esercizio abusivo dell’attività finanziaria. Gli accertamenti hanno messo in luce un meccanismo finalizzato a sostituire denaro contante con assegni emessi da persone che potrebbero essere addirittura inconsapevoli dello scopo, bypassando in tal modo le norme di prevenzione del riciclaggio.
Oltre 2.000 assegni
Le somme in assegni, versate su conti correnti sammarinesi, venivano poi messe in sicurezza attraverso il trasferimento da San Marino verso le società off-shore. Secondo i riscontri delle Fiamme gialle, il gruppo aveva inventato un sofisticato meccanismo con l’obiettivo di “cambiare” denaro contante di sospetta provenienza illecita “polverizzandolo” in oltre 2 mila assegni (commercianti e clienti) che sarebbero del tutto ignari del giro illegale costruito. Lo schema di “money laundry” (lavaggio del denaro) vedeva all’opera dei “collettori” nel Napoletano (pregiudicati campani, tra cui un gioielliere vicino ad un clan della camorra) che raccoglievano assegni post-datati emessi da privati e commercianti, poi “monetizzati” con denaro di dubbia provenienza. Con soldi cash, i pregiudicati “collettori” con operazioni di “sconto” compravano gli assegni (non trasferibili e privi del beneficiario), poi consegnati agli indagati per completare il riciclaggio: attraverso due fiduciarie con sede a San Marino, una di queste intestata ai due gioiellieri ferraresi. —
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