Costituita una rete composta da società fittizie
Era parecchio articolato il procedimento per tenere bassi i prezzi evadendo l’Iva che è scoperto dai finanzieri della Tenenza di Cento e dell’Ufficio Dogana. Le operazioni tra le varie società della rete creata dall’imprenditore centese seguivano una procedura che le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire accuratamente. La prima società “cartiera” – creata proprio allo scopo di emette fatture false – riceveva le fatture dai fornitori di Paesi dell’Unione europea senza applicazione dell’Iva. E questo in virtù del meccanismo del “reverse charge”, che viene applicato per le cessioni di beni all’interno di Stati dell’Ue. In pratica un meccanismo che prevede che il venditore emetta fattura senza Iva, che deve però essere indicata dall’acquirente. Ricevute le fotocamere digitali dai venditori europei, la società “cartiera” procedeva poi ad emettere fattura, rivendendo il bene, questa volta con applicazione dell’Iva (ma mai versata), a favore di una seconda società, che praticamente svolgeva la funzione di “filtro”. A quel punto l'ultimo passaggio, con la società “filtro” che rivendeva i prodotti alla società centese, effettiva destinataria dei beni.
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