L’Outlet Village appeso a un filo Lavoratori sempre più in ansia
Una società anglo-canadese è pronta a comprare l’intero centro commerciale Secondo il piano di rilancio gli attuali dodici negozi diventeranno centoquaranta
È l’unico outlet italiano a capitale completamente nazionale. Ma lo sarà ancora per poco. L’Occhiobello Outlet Village, infatti, cambierà (salvo improbabili retromarce) molto presto la casacca. I lavoratori attendono e sono in ansia.
la nuova proprietà
La nuova proprietà («Siamo alle rifiniture contrattuali», confermava ieri mattina l’amministratore unico Gianluca Galli, insediatosi il 27 febbraio scorso) farà riferimento ad una società anglo-canadese quotata in Borsa e con partecipazioni in consigli di amministrazione di mezzo mondo. Intanto la bandiera canadese sventola già, issata davanti all’ingresso del grande centro commerciale. Malgrado l’impegno degli attuali dirigenti, l’outlet sta vivendo una fase di forti difficoltà, per la verità iniziate il 12 aprile 2017, primo giorno di apertura. Oltre 250mila metri quadri di superficie commerciale sui quali non si sono mai posate particolari fortune. Dodici negozi aperti, pochini per una struttura di queste dimensioni.
i vertici della società
I vertici della società anglo-canadese promettono che i negozi presto diventeranno 140. Tante le motivazioni di un successo che fatica a materializzarsi per questo outlet, troppe per addentrarsi ora in un’analisi che condurrebbe troppo lontano. L’acquisto da parte del colosso societario che ha le proprie sedi a Londra e Toronto, è probabilmente l’ultimo tentativo, l’ultima iniezione di capitali freschi e sostanziosi per cercare di salvare il salvabile e rilanciare la struttura. Nella quale lavorano complessivamente ottanta persone, tra commesse, capi-negozio e altre figure. Sta di fatto che quella di dodici negozi resta una soglia insufficiente per garantire la vita di un outlet, conti e bilanci alla mano.
due nuovi negozi
L 8 dicembre, nell’ambito delle iniziative natalizie, apriranno due nuovi negozi, entrambi di abbigliamento. «Un milione di fatturato - dice ancora Galli - in un anno, cioè dall’aprile 2017 all’aprile scorso, rappresenta un dato ampiamente migliorabile». Così come i trentamila visitatori che gli attuali proprietari dichiarano appaiono soprattutto frutto del plus garantito dai fine settimana. D’altronde è lo stesso attuale amministratore unico ad ammettere che «la soglia di sopravvivenza di un outlet è di non meno di 100 esercizi commerciali». Galli dovrebbe, tra l’altro, essere confermato nel suo ruolo di Ceo (in inglese: Chief Executive Officer), che in italiano “suona”, per l’appunto, come amministratore unico.
l’ansia dei lavoratori
Una novità, quella della imminente acquisizione da parte della grande società anglo-canadese, importante anche per le ottanta persone che in questo ampio angolo di Occhiobello lavorano. Un aspetto per nulla trascurabile e le cui annesse ansie si potevano toccare con mano parlando, ieri mattina, con alcune delle commesse dei negozi. —
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