Un’arteria di collegamento più adatta agli anni Settanta
Il traffico è cambiato, ma la strada è la stessa
il nodo
Il tratto Ferrara-Bologna sulla autostrada A13 è spesso collassato dal traffico che aumento di anno in anno per un arteria costruita quasi mezzo secolo fa con altre esigenze di circolazione. Negli anni Settanta percorrere la A13 era un po’ come oggi guidare sull’autostrada A31 che collega la Transpolesana con il comprensorio di Abano. Poche auto, ancora meno camion. Adesso invece la A13 è diventata una vera giungla. Non solo perché collega il centro nord dell’Italia con la zona del Nord Est, ma anche perché rispetto agli anni in cui è stata costruita i mercati con l’est europeo di sono decuplicati per cui il traffico in proporzione è aumentato a dismisura.
Come provvedimento tampone, per evitare incidenti e code, è stato imposto nel tratto Bolognese e Ferrarese il divieto di sorpasso tra i mezzi pesanti, anche per evitare l’effetto tappo alle auto in transito. Aumentando il traffico aumenta anche la probabilità di incidentalità su un’arteria che è rimasta a due corsie di marcia direzionale. Un handicap che si sente moltissimo proprio quando di verificano gli incidenti per una mancanza di vie di fuga dei mezzi in corsa che devono aspettare le lunghe operazioni di rimozione degli autoveicoli incidentati che sbarrano al strada. È così vai con code chilometriche, chiusure autostradali, traffico che poi va a a congestionare le altre strade interne.
Il problema dell’A13 è reale, d’estate perché aumentano i flussi turistici che vi transitano, d’inverno per l’aumento delle merci trasportate e per l’effetto nebbia che crea sempre pericolo per chi guida in pianura padana. Cosa si aspetta ancora per allargare la A13? —
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