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L’Avvento ci introduce nel mistero dell’Incarnazione

L’Avvento ci introduce nel mistero dell’Incarnazione

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Con la liturgia di questa domenica si apre il tempo dell’Avvento che ci introduce a contemplare il mistero straordinario dell’Incarnazione: tale iniziativa divina si traduce nella storia umana nell’evento comunque bello e dolce della nascita di Gesù.

Uno dei modi assunti sin dalla prima comunità cristiana con cui leggere la parola di Dio è stato quello di ascoltarla cercando nel presente o attendendo in un futuro prossimo conferma di ciò che raccontava; così, Geremia nella prima lettura, ci dice che la giustizia di Dio si manifesterà presto nel popolo d’Israele e lo farà portando gioia e pace.

Belle e consolanti sono le parole del profeta che annuncia tali promesse come imminenti: si ascoltano volentieri queste espressioni che danno la sensazione di anticipare persino già da subito la bellezza di quello che di lì a poco realizzeranno. Tuttavia, questo clima ieratico sembra venire presto contraddetto dall’autorevole parola del Vangelo di Luca in cui, invece che parlare delle gioie e delle feste di una nascita si minacciano cose tremende e stravolgimenti sino a predire morte che, rispetto al venire al mondo ne è il luogo assolutamente antitetico. Anche alle orecchie più abituate a sentire cose di ogni genere suona davvero strano parlare di nascita – in questo caso, quella di Cristo – accostando l’immagine del suo opposto: la morte! Eppure non esiste l’una se non ci fosse l’altra; non solo tante formule bibliche descrivono entrambi con medesimi termini, ma anche la nostra umana esperienza li attesta inscindibili e parla di entrambi come un eterno rincorrersi, nell’intervallo tra i quali, accade la vita. È proprio in questo piccolo spazio di tempo della nostra esistenza che siamo sollecitati da Gesù a convertire al bene la nostra condotta di vita in modo tale che il suo manifestarsi possa essere per noi una gioia e non un dramma, consapevoli, però che solo nel morire lo vedremo realmente.

Parimenti nella seconda letture, Paolo ribadisce la necessità di un sano comportamento da parte dell’uomo, offrendoci suggerimenti pieni di buon senso e di un sapore antico, purtroppo dimenticato: “sovrabbondate nell’amore reciproco”! Da dove, infatti, se non proprio dall’amore nascere e morire trovano giustizia?

Insomma, prima di accogliere con gioia la nascita di nostro Signore, occorre con fede e amore accettarne la sua morte; è da lì che anche il suo venire al mondo acquista senso e significato. —

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