La Nuova Ferrara

Ferrara

comunali 2019 

Sgarbi si candida a sindaco con la lista Rinascimento

Gian Pietro Zerbini
Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

Ferrara, ieri l’annuncio dopo una polemica che parte da Vancini e finisce al Castello. «È la goccia che ha fatto traboccare il vaso, mando a casa questi comunisti»

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FERRARA. Vittorio Sgarbi è un fiume in piena e l’arrabbiatura la esterna alla sua maniera, non certo con il fioretto, ma a colpi di badile. Nel nome di Florestano Vancini, il grande regista ferrarese scomparso 10 anni fa e che in questi mesi si celebra in città la sua opera artistica, si è scatenata una polemica che a detta del critico d’arte ha fatto traboccare il vaso ed ha convinto Sgarbi a candidarsi a sindaco di Ferrara, per liberarla a suo dire «dal comunismo che l’ha frenata in tanti anni».

Prendendo spunto da una critica che gli aveva mosso Andrea Buzzoni, per tanti anni direttore delle Gallerie civiche di Arte Moderna e nipote di Florestano, Sgarbi attacca a testa bassa, accusando anche la giunta ferrarese di aver fatto scelte sbagliate in tema di arte e per questo motivo, vuole scendere in campo. «Ho deciso di candidarmi sia alle Europee che alle prossime elezioni Comunali di Ferrara con la mia lista “Rinascimento” - precisa Sgarbi, che attualmente è deputato alla Camera nel Gruppo Misto e sindaco di Sutri - voglio raccogliere consenso nell’area civica del centro destra e sarei disposto all’interno poi di una coalizione contro la sinistra di fare anche l’assessore alla cultura, l’importante mandare a casa questi “comunisti” al potere da troppo tempo».

Poi la polemica si sposta anche sul piano delle politica culturale ed espositiva, in particolare su Castello e Diamanti. L'accusa di Sgarbi, in sostanza, è di aver fatto sgombrare dal Castello (dopo proroghe, peraltro) la mostra della Collezione Cavallini-Sgarbi «per non disturbare (a Palazzo dei Diamanti) il francese Courbet per una mostra del consueto provincialismo ferrarese, corso inaugurato da Andrea Buzzoni». E d'infilata le accuse agli amministratori di aver allontanato dalla città Bassani, Antonioni, Quilici, Vancini. «La misura è colma, mi candido».



 

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