Dopo la riforma gli anni dei tagli Via cinque ospedali, la sanità a dieta
Con la nascita del Servizio Sanitario Nazionale e le leggi successive un lungo percorso che ha portato alle Case della Salute
Dalle Usl alle Asl, dagli ospedali alle aziende ospedaliere, dai rimborsi a piè di lista al controllo sistematico della spesa locale. I quarant’anni che separano il 2018 dall’anno in cui entrò in vigore la legge 833, che riformò l’assistenza sanitaria in Italia, hanno trasformato profondamente anche l’organizzazione del sistema sanitario ferrarese. Quindici anni dopo la 833, tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, furono gli assillanti problemi posti dalla finanza pubblica a spingere la politica verso l’adesione al modello-azienda. Stop ai ricoveri infiniti (ma oggi si è varcato il limite opposto, con ricoveri che sfociano spesso in rientri troppo anticipati al domicilio) e controllo della spesa da parte delle Regioni.
La scure anti-sprechi
La trasformazione delle Usl in aziende non fu indolore per la provincia: l’introduzione delle leggi 502 e 517, nel ’92 e nel ’93, portò qualche anno dopo alla chiusura degli ospedali di Codigoro e Portomaggiore: entrambi oggi ospitano Case della Salute.
Ma era solo il primo “morso” della riforma che, con diversi aggiustamenti, ha comportato la riorganizzazione dell’intera rete dei servizi, territoriali ed ospedalieri, nei successivi 20 anni. La miccia che innescò lo “tsunami” sanitario l’aveva accesa nel 1988 le norma che stanziava trentamila miliardi di vecchie lire per l’ammodernamento degli ospedali . Ferrara si candidò per dare un erede al Sant’Anna e ottenne cento miliardi di lire con i quali, a partire dal 1996, iniziò la costruzione di quello che avrebbe dovuto essere il secondo ospedale della città, a Cona.
un’altra rivoluzione
I piani cambiarono strada facendo e, a cavallo del millennio, si decise di trasferire tutto il Sant’Anna nella nuova struttura, aperta nel 2012. Un arrivo “lungo”, 11 anni dopo l’apertura dell’ospedale del Delta, a Lagosanto. L’apertura di quest’ultimo ha portato alla soppressione del San Camillo di Comacchio, oggi sede di una Casa della Salute. L’apertura dell’ospedale di Cona ha fatto cadere, uno dopo l’altro, gli ospedali di Bondeno e di Copparo, entrambi riconvertiti o in via di riconversione in Case della Salute. L’assetto attuale prevede una rete formata da tre ospedali (Cento, Argenta, Lagosanto) attorno all’ospedale di Cona, che da tempo registra problemi di iperafflusso. A carico dell’utente è posta la scelta di raggiungere la sede di prestazione più vicina o quella con le attese più brevi; sono noti ormai i tempi lunghi per gli interventi chirurgici meno complessi e le difficoltà di dimissione per i pazienti cronici. La mobilità passiva drena ogni anno 36 milioni di euro dai bilanci delle due aziende sanitarie. Qui si stanno realizzando uno dei sistemi di integrazione fra aziende sanitarie (Asl-Sant’Anna) e una rete di Case della Salute tra i più avanzati d’Italia. —
Gi. Ca.
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