Azzerati Carife Cause giudiziarie assieme al ristoro ma resta il nodo Acf
La Camera toglie il divieto a portare in tribunale le banche Il filtro dell’arbitro Consob spaventa ancora i risparmiatori
La buona notizia è che gli azzerati Carife potranno richiedere il ristoro statale parziale previsto dalla legge di Stabilità senza rinunciare ad eventuali azioni legali per ottenere altre forme di rimborso. La cattiva è che tutte le altre richieste dei risparmiatori, ferraresi e di altre zone d’Italia, per ora sono rimaste lettera morta e dovranno essere discusse nel passaggio al Senato della legge di budget. Resta in sospeso, in particolare, il nodo dirimente del ruolo dell’arbitro Consob nella valutazione delle domande, sul quale si confrontano visioni diverse di Lega e M5s.
L’emendamento
Dopo giornate particolarmente convulse, dove si sono rincorse versioni le più disparate sugli emendamenti migliorativi del testo dell’art. 38, quello che disciplina appunto i rimborsi statali agli azzerati, il testo della legge di Stabilità è uscito dalla Commissione bilancio della Camera e approdato ieri sera in aula con una sola modifica. I risparmiatori che si affidano alla procedura statale, è la novità, potranno far causa agli istituti di credito «per la parte del danno eccedente il ristoro corrisposto» dal Fondo governativo. Viene così rimosso, con un emendamento firmato da tutti i gruppi in commissione, il divieto a procedere con altri strumenti.
Il tavolo è stato ripulito da tutti gli altri emendamenti, compresi quelli della maggioranza che avrebbero dovuto recepire le proposte di modifica degli azzerati. Perché? Negli ambienti della Commissione Bilancio si spiega la mossa con ragioni di tempo e il timore di mosse ostruzionistiche dell’opposizione: se ne riparlerà al Senato, quando però il classico “assalto alla diligenza” della finanza pubblica sarà frenetico.
Cosa si rimborsa
Il nocciolo dell’operazione-ristoro resta quindi invariato. Le domande possono aspirare al rimborso pari al 30% dell’importo riconosciuto o liquidato nelle sentenze giudiziarie, o dell’arbitro Consob. Resta anche il tetto di 100mila euro per ciascun risparmiatore.
in sospeso
Restano quindi in sospeso, tra l’altro, la fissazione del valore rimborsabile per azione, che nell’ultimo documento inviato dai risparmiatori a Roma era indicato in 41 euro, cioè il massimo storico; l’inserimento anche dei bondisti tra i rimborsabili, lo slittamento dei termini per le domande e l’aumento della quota rimborsabile. Il vero nodo da sciogliere è però doppio, ed è relativo al misselling e alla procedura semplificata in grado di bypassare il filtro dell’arbitro Consob.
Chi valuta?
Il timore dei risparmiatori ferraresi, rinfocolato dal recentissimo pronunciamento dell’Acf che ha dato ragione ad un azionista Carife contro Bper decurtando però a un terzo la somma risarcibile, è che nella morsa tra necessità di dimostrare la frode (il misselling appunto) e riduzioni della base rimborsabile, il 30% promesso dal governo si traduca in poca cosa e non per tutti. Ambienti Consob fanno notare che gli arbitrati finora svolti si sono risolti al 90% in favore dei risparmiatori: la quota di rischio, collegata alla dimostrazione di frode, si ridurrebbe quindi al 10%, ma poi resta la questione «importo riconosciuto».
Per tagliare la testa al toro il M5s vorrebbe il rimborso diretto, senza cioè passare per l’Acf, «ci sono stati probolemi con la Commissione Ue ma li abbiamo risolti» ha detto in serata via social il sottosegretario Alessio Villarosa. In alternativa, e ci sta pensando la Lega, si potrebbe ridurre l’autonomia decisionale dell’Acf.—
Stefano Ciervo
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