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«Di ecstasy si può morire» Il monito di Giorgia ai ragazzi

Katia Romagnoli
«Di ecstasy si può morire» Il monito di Giorgia ai ragazzi

La giovane ha subìto un trapianto di fegato dopo aver ingerito una sola pastiglia «Ho dovuto combattere un tumore. E ora giro l’Italia e racconto la mia storia» 

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CODIGORO. «So che dovrò assumere una pastiglia per tutta la vita alle 8 in punto, un immunosoppressore che va ad indebolire il mio sistema immunitario e che mi ha procurato diverse problematiche, tra le quali un tumore. A distanza di tre anni da quel giorno, ho dovuto combattere contro un tumore maligno ed una malattia autoimmune».

È una “vita normale tra virgolette”, quella di Giorgia Benusiglio, giovane milanese che 19 anni fa, quando ancora era minorenne, ha subìto un trapianto di fegato dopo l’assunzione di una mezza pastiglia di ecstasy. Ma proprio il ritorno dall’inferno ha spinto la donna, ora 36enne, a girare in lungo e in largo lo Stivale, raccontando ai ragazzi la sua storia.

davanti ai giovani

Ieri mattina, con replica oggi, il teatro di Codigoro era affollatissimo di studenti ed insegnanti, venuti ad ascoltare «quello che può succedere in una giornata sbagliata, in un momento difficile, che ti fanno dire sì, quando hai sempre detto di no». Con un approccio diretto, spontaneo, appellandosi al significato profondo di responsabilità verso se stessi e la famiglia per le ricadute delle proprie scelte, Giorgia si è rivolta ai ragazzi per indurli ad abbandonare una serie di luoghi comuni.

«Pochi mostrano di sapere che si può morire anche con una sola pastiglia di ecstasy. Si pensa di poter gestire il proprio futuro e di smettere quando si vuole. Lo si fa una volta – ha specificato la giovane, che ha trasferito la sua storia in un libro, già alla seconda ristampa in un mese – senza tener conto che quella può essere fatale o può segnarti la vita per sempre».

Nel percorso catartico compiuto dalla giovane scrittrice si inserisce un’altra storia drammatica, quella di Alessandra, deceduta in un incidente stradale, alla quale è stato espiantato il fegato. «I genitori di Alessandra sono venuti a sapere – ricorda Giorgia – chi fosse ad aver ricevuto il fegato della loro figlia, perché il mio era diventato un caso mediatico. Ci siamo incontrati e oggi sono orgogliosa di dire che i genitori di Alessandra sono la mia seconda famiglia».

film in programma

Tra i progetti è imminente anche la realizzazione di un film, destinato a trasformarsi in una campagna nazionale contro l’assunzione di droghe. «Per la prima volta – conclude la Benusiglio – si parlerà di droga non perché c’è di mezzo la morte di un ragazzo, ma con il giusto spazio. L’idea è poi quella di passare la palla a medici ed esperti, per coinvolgere scuole ed istituzioni a parlare di un problema, che riguarda tutti e ognuno deve fare la propria parte per risolverlo». —

Katia Romagnoli

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