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La canapa nuova risorsa per le campagne ferraresi Il ruolo della tecnologia

La canapa nuova risorsa per le campagne ferraresi Il ruolo della tecnologia

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Grande interesse e partecipazione, con agricoltori provenienti da tutta la regione, al convegno organizzato da Cia – Agricoltori Italiani Ferrara in collaborazione con la società C-Led (Gruppo Cefla), dal titolo “La canapa: nuove opportunità di coltivazione”, che si è tenuto martedì a Portomaggiore. Un incontro informativo per conoscere le ultime novità legislative e colturali e capire se conviene investire su questa coltura che dominava l’agricoltura delle campagne italiane cinquant’anni fa.

Ad aprire l’evento Massimo Piva, vicepresidente di Cia Ferrara, che ha spiegato gli obiettivi di un convegno proprio sulla canapa. «Questo incontro – ha spiegato Piva – risponde a una richiesta arrivata dai nostri associati, che hanno mostrato curiosità e interesse nei confronti di una possibilità produttiva “nuova”. D’altra parte nel ferrarese ci sarebbero il clima e il terreno adatto e c’è già un certo know-how sulla coltura».

Nel corso dell’incontro il professor Giampaolo Grassi del Crea-Cin (Centro di ricerca di Cerealicoltura e Colture Industriali) di Rovigo – uno dei pochi centri dove si fa ricerca sulla canapa – ha spiegato quali sono difficoltà e potenzialità della coltura. «A livello legislativo due leggi, una del 2014 e una del 2016, hanno reso la canapa coltivabile a livello vivaistico e non viene più considerata una sostanza stupefacente in senso stretto – ha spiegato il ricercatore - a patto, naturalmente, che il livello di THC - il principio attivo della Cannabis prodotto dal fiore ad azione stupefacente e quindi illegale – rimanga ad un livello dello 0,2%, con una tolleranza fino allo 0,6%».

Un aiuto prezioso per la coltivazione della canapa e delle altre specie florovivaistiche arriva da un innovativo uso della luce, come ha spiegato Mirco Berti, tecnico della C-Led.

«Quando il sole non può attivare la fotosintesi, viene naturalmente utilizzata nelle serre la luce artificiale – spiega Berti – ma non tutte le luci sono uguali. Le lampade tradizionali, da quelle a fluorescenza, fino a quelle al sodio (Hps), comunemente utilizzate nel florovivaismo, hanno uno spettro statico che non individua i colori, e sono solitamente concepite per la risposta dell’occhio umano non delle piante, che reagiscono alla luce nella regione dello spettro del rosso e blu. Le lampade al led, invece, hanno uno spettro dinamico con lunghezze d’onda diverse che agiscono sulla clorofilla e, quindi, contribuiscono al miglior sviluppo della pianta». —

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