La Nuova Ferrara

Ferrara

i nodi dell’assistenza 

«Le pressioni sulle dimissioni dell’anziano? Ci si può opporre»

I consigli di due associazioni: come bisogna agire quando  il paziente non autosufficiente  viene “avviato” verso  una residenza privata

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Torma sul caso “dimissioni difficili” l’associazione “Sanità Oggi Ferrara”, articolazione locale della onlus milanese “Senza Limiti”. Oggi pomeriggio il sodalizio sarà in piazza Trento Trieste per distribuire volantini dalle 16 alle 19. Purtroppo, scrivono Andrea Ricci, presidente di “Sanità Oggi Ferrara”, e Fulvio Aurora, presidente di “Senza Limiti Onlus” – Milano, per ridurre il fenomeno (la tendenza a scaricare il malato cronico su costose residenze per anziani private) bisogna rimuovere diversi ostacoli: «La disinformazione, la difficoltà a comprendere una legislazione complessa, la mancanza di volontà politica e la debolezza psicologica e materiale con la quale tanti cittadini e i loro familiari si trovano ad affrontare percorsi difficili che prevedono anche di doversi scontrare con le istituzioni. A quel punto la gran parte dei cittadini cede e accetta tutto». Una situazione ben nota «al Comune, all’Asl e agli assistenti sociali».

Lettere e sentenze

La questione è già stata trattata dalle cronache cittadine. Ultimamente a far rumore è stato il taglio del contributo pubblico per il primo mese di ricovero del paziente non autosufficiente in residenza privata dopo le dimissioni dall’ospedale o dalla clinica convenzionata. Era un aiuto per le famiglie che in quel mese possono cercare la soluzione migliore, anche domiciliare, per l’assistenza al familiare: il fonbdo sarà solo parzialmente ripristinato introducendo criteri di reddito.

Le due associazioni sottolineano che una delle cause che portano le strutture pubbliche a premere per le dimissioni del paziente cronico è «la riduzione dei posti letto», ma non è tollerabile che «i familiari di una persona non autosufficiente» siano messi nella condizione «che si debbano loro stessi arrangiare a trovare una soluzione».

Le norme che prevedono «continuità terapeutica» e «valutazione multidimensionale» prevedono che «la persona debba essere accompagnata nel luogo migliore senza soluzione di continuità».

Un principio in base al quale «ci si può opporre alle dimissioni inviando per raccomandata una lettera di opposizione. È importante che chi si fa carico della persona malata divenga “amministratore di sostegno” e faccia domanda per essere riconosciuto tale». In base a sentenze del Consiglio di Stato (6371/2018 e 6708/2018), proseguono le associazioni, i cittadini devono pagare «quanto definito dall’Isee e il Comune versa la differenza», in caso contrario si può presentare ricorso.

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