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Nascose la neonata nel freezer. Patteggia due anni e otto mesi

Alessandra Mura
Nascose la neonata nel freezer. Patteggia due anni e otto mesi

Partorì in bagno e sconvolta per la morte della piccola ne occultò il cadavere. Fu omicidio colposo: con soccorsi tempestivi la bimba avrebbe potuto salvarsi

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MIGLIARINO. Non fu omicidio volontario, ma colposo. La sua bambina, appena venuta alla luce e nata già con problemi di salute, avrebbe potuto essere salvata se ad accoglierla ci fosse stato il personale medico-ostetrico di un ospedale. . Ma l’ingresso nel mondo di quella bimba avvenne in una vasca da bagno, al termine di una gravidanza che la madre aveva tenuto nascosta a tutti, anche al marito, senza assistenza, senza possibilità di soccorsi. La mamma svenne, e la brevissima esistenza della neonata si spense praticamente subito.

Dramma familiare

Non fu dunque omicidio volontario, ma una terribile disgrazia, un dramma familiare, quello avvenuto il 2 giugno del 2017 a Migliarino.

Lo ha confermato ieri il Tribunale di Ferrara chiamato a giudicare Mirka Rolfini, la mamma che, presa dalla disperazione e confusa da un parto drammatico, quando si riprese dal malore nascose il cadavere della bimba nel freezer per cancellare quel dramma, forse negarlo anche a se stessa.

Il patteggiamento

È anche sulla scorta di queste considerazioni che ieri il processo a carico della donna si è concluso con il patteggiamento di una pena di due anni e otto mesi, per omicidio colposo, occultamento di cadavere e soppressione di stato, per aver nascosto il neonato senza denunciarlo allo stato civile.

La donna ha spiegato il suo comportamento dicendo che voleva risparmiare alla sua famiglia il dolore di quella morte straziante. Ma quattro giorni dopo il parto, la sera del 5 giugno 2017, si presentò al pronto soccorso dicendo di essere caduta in casa ed aver battuto la testa, senza accennare al parto ed a quella bimba nel freezer. Un segreto che durò poche ore, dopo gli esami medici, lo choc emorragico dovuto al parto, l’intervento d’urgenza grazie al quale i chirurghi estrassero placenta e cordone ombelicale. Lei stessa dopo essersi ripresa (venne salvata dai sanitari, per la sepsi che era in corso) indicò, due giorni dopo, l’8 giugno, agli inquirenti dove trovare la bimba.

Sullo sfondo dell’intera vicenda, uno stato di estrema fragilità sociale che, insieme agli esiti degli accertamenti medico legali sulle cause del decesso delle neonata, hanno contribuito a formulare diverse attenuanti ed a indurre il pubblico ministero ad accogliere la richiesta di patteggiamento presentata dalla difesa, sostenuta dagli avvocati Gian Luigi Pieraccini e Monica Guerzoni: «Con il patteggiamento si è chiusa questa vicenda giudiziaria - commentano i legali - e ora la nostra assistita potrà riprendere la sua esistenza».—

Alessandra Mura

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