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il piano provinciale 

Rinnovi e proroghe: emergenza senza fine

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L’accoglienza dei profughi, in emergenza, è una realtà che nel Ferrarese risale al 2014. Era marzo quando il ministero dell’Interno assegnò qui una prima quota di persone; al Viminale c’era Angelino Alfano, fresco di conferma nella traumatica staffetta tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Nacque allora la convenzione tra la prefettura, formalmente chiamata a trovare i posti letto, e l’Asp che si impegnava a predisporre un piano dell’accoglienza e renderlo operativo, trattenendo 5 euro dei 30 inizialmente stanziati al giorno per ogni migrante.

Convenzione che è ancora attiva, anche se il sindaco del capoluogo aveva minacciato di non rinnovarla nei giorni delle polemiche per una distribuzione squilibrata dei posti letto sul territorio, e che ora il consiglio comunale ha messo nel mirino come reazione al decreto sicurezza.

Il primo incarico fu affidato ad una cordata di imprese con capofila Camelot. La stessa squadra, con piccole variazioni di formazione, si è aggiudicata anche i successivi appalti: nel 2015, quando i posti letto erano già saliti a 400, e nel 2016 con gli ospiti cresciuti a 542 e la tariffa giornaliera a 27 euro.

Il terzo rinnovo, all’inizio del 2017, è passato da una procedura aperta e un accordo quadro: tra abitazioni private e strutture ricettive, sulla carta assicura un posto a 730 migranti, attività che vale fino a venti milioni l’anno.

Secondo lo schema consolidato, il Ministero assegna i fondi alla Prefettura e quest’ultima li gira all’Asp che paga aziende e associazioni partner dietro presentazione dei registri presenze. Quei registri su cui sono in corso accertamenti. —

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