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Crollano le coltivazioni di mais Mercato dipendente dall’estero

Andrea Tebaldi
Crollano le coltivazioni di mais Mercato dipendente dall’estero

Le superfici dedicate risultano quasi dimezzate nell’arco di vent’anniLe basse quotazioni hanno spinto molti agricoltori a prediligere la soia

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«Uno studio pubblicato da Ismea conferma il trend negativo delle superfici maidicole italiane, scese a 614 mila ettari, con una flessione di più del 40% rispetto al ventennio precedente».

Dipendenti dall’estero

Lo ricorda Confagricoltura Ferrara, che prosegue: «anche se la produzione totale interna è aumentata del 2, 6% rispetto al 2017 grazie all’aumento delle rese, attestandosi a 6,2 milioni di tonnellate, la dipendenza di prodotto dall’estero è diventata enorme, passando dall’11% all’inizio del nuovo millennio al 47% nel 2017. Le motivazioni del progressivo abbandono del mais sono da individuare soprattutto negli alti costi di produzione a cui si accompagnano prezzi di mercato non remunerativi e anche nelle condizioni climatiche sempre meno favorevoli».

La campagna di commercializzazione 2017/18 si è chiusa ad un prezzo medio di 178,04 euro/t, in aumento dell’1% rispetto alla precedente annata; l’andamento del mercato è stato influenzato dal calo annuale dell’offerta e delle scorte nel 2017. Da luglio 2018, avvio della campagna 2018/19, le quotazioni sono risultate costantemente in calo, scendendo nel novembre scorso a 177, 54 euro/t.

Nonostante i livelli record della domanda mondiale e la contrazione delle scorte lascino prefigurare il rialzo delle quotazioni, l’avvio della campagna di raccolta negli Usa e in Ucraina sta delineando un risultato quali-quantitativo soddisfacente, frenando per il momento una ripresa dei listini.

«Per il 2018, le più recenti stime prospettano 1, 073 miliardi di tonnellate di produzione mondiale di mais – prosegue Confagricoltura Ferrara – con un aumento del 2, 5% annuo; tale dinamica dovrebbe essere confermata per tutti i principali Paesi produttori a eccezione della Ue, per la quale si prospetta un calo di circa il 6% a causa delle siccità della scorsa estate nel Nord Europa. Per il 2018/19 si stima un aumento della domanda mondiale al massimo storico di 1,112 miliardi di tonnellate (+3,7%), che collocandosi su livelli più elevati rispetto alla produzione, potrebbe determinare la contrazione delle scorte di circa il 13%».

L’alternativa soia

Le basse quotazioni del mais hanno spinto molti agricoltori a prediligere la soia, un’alternativa spesso più premiante.

Ciò ha determinato un aumento di quasi il 20% della produzione di soia, crescita che comunque non ha consentito di soddisfare la crescente domanda interna, il cui fabbisogno ha portato a un aumento dei flussi di quasi l’80% in 20 anni.

«Lo scenario delineato da Ismea – conclude Confagricoltura Ferrara – caratterizzato da questo trend negativo per il settore maidicolo, desta severa preoccupazione, e risulta sempre più evidente la necessità di individuare strategie e misure efficaci, sia politiche che di mercato, per salvaguardare la prima coltura annuale per volumi di produzione, nonché essenziale materia prima dei mangimi destinati alle produzioni zootecniche di qualità». —

Andrea Tebaldi

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