Crollano le coltivazioni di mais Mercato dipendente dall’estero
Le superfici dedicate risultano quasi dimezzate nell’arco di vent’anniLe basse quotazioni hanno spinto molti agricoltori a prediligere la soia
«Uno studio pubblicato da Ismea conferma il trend negativo delle superfici maidicole italiane, scese a 614 mila ettari, con una flessione di più del 40% rispetto al ventennio precedente».
Dipendenti dall’estero
Lo ricorda Confagricoltura Ferrara, che prosegue: «anche se la produzione totale interna è aumentata del 2, 6% rispetto al 2017 grazie all’aumento delle rese, attestandosi a 6,2 milioni di tonnellate, la dipendenza di prodotto dall’estero è diventata enorme, passando dall’11% all’inizio del nuovo millennio al 47% nel 2017. Le motivazioni del progressivo abbandono del mais sono da individuare soprattutto negli alti costi di produzione a cui si accompagnano prezzi di mercato non remunerativi e anche nelle condizioni climatiche sempre meno favorevoli».
La campagna di commercializzazione 2017/18 si è chiusa ad un prezzo medio di 178,04 euro/t, in aumento dell’1% rispetto alla precedente annata; l’andamento del mercato è stato influenzato dal calo annuale dell’offerta e delle scorte nel 2017. Da luglio 2018, avvio della campagna 2018/19, le quotazioni sono risultate costantemente in calo, scendendo nel novembre scorso a 177, 54 euro/t.
Nonostante i livelli record della domanda mondiale e la contrazione delle scorte lascino prefigurare il rialzo delle quotazioni, l’avvio della campagna di raccolta negli Usa e in Ucraina sta delineando un risultato quali-quantitativo soddisfacente, frenando per il momento una ripresa dei listini.
«Per il 2018, le più recenti stime prospettano 1, 073 miliardi di tonnellate di produzione mondiale di mais – prosegue Confagricoltura Ferrara – con un aumento del 2, 5% annuo; tale dinamica dovrebbe essere confermata per tutti i principali Paesi produttori a eccezione della Ue, per la quale si prospetta un calo di circa il 6% a causa delle siccità della scorsa estate nel Nord Europa. Per il 2018/19 si stima un aumento della domanda mondiale al massimo storico di 1,112 miliardi di tonnellate (+3,7%), che collocandosi su livelli più elevati rispetto alla produzione, potrebbe determinare la contrazione delle scorte di circa il 13%».
L’alternativa soia
Le basse quotazioni del mais hanno spinto molti agricoltori a prediligere la soia, un’alternativa spesso più premiante.
Ciò ha determinato un aumento di quasi il 20% della produzione di soia, crescita che comunque non ha consentito di soddisfare la crescente domanda interna, il cui fabbisogno ha portato a un aumento dei flussi di quasi l’80% in 20 anni.
«Lo scenario delineato da Ismea – conclude Confagricoltura Ferrara – caratterizzato da questo trend negativo per il settore maidicolo, desta severa preoccupazione, e risulta sempre più evidente la necessità di individuare strategie e misure efficaci, sia politiche che di mercato, per salvaguardare la prima coltura annuale per volumi di produzione, nonché essenziale materia prima dei mangimi destinati alle produzioni zootecniche di qualità». —
Andrea Tebaldi
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