Don Bedin: mio fratello Silvano non gestisce l’accoglienza
Nel decreto di perquisizione sono state accorpate due associazioni distinte Quella presieduta dal parroco di Ponte e Barco non ha mai ospitato profughi
Don Silvano Bedin, fratello di don Domenico, risulta indagato nell’inchiesta sui fondi destinati ai profughi, ma l’associazione di cui è presidente non si occupa di accoglienza. A precisarlo è don Domenico che ieri mattina si è presentato al Comando provinciale della Guardia di Finanza insieme al suo avvocato Giampaolo Remondi per consegnare alcuni documenti a integrazione di quelli già acquisiti e, nell’occasione, chiarire l’equivoco. Equivoco che, spiega, nasce dalla commistione tra due associazioni distinte tra loro.
Due realtà diverse
Nel decreto di perquisizione, in cui sono elencate le 16 strutture oggetto di indagine, viene citato il “Gruppo locale monsignor Franceschi Ca’ Frassinetta” con sede in via Vallelunga e rappresentato, sempre secondo quanto riporta l’atto, da don Silvano. In realtà si tratta di due realtà distinte. Da un lato c’è l’associazione Ca’ Frassinetta Madonna di Loreto, con sede in via Vallelunga, presieduta da don Silvano e con il codice fiscale riportato nell’atto. E che non ha mai svolto attività di accoglienza. Dall’altro c’è invece il Gruppo Locale monsignor Filippo Franceschi, con sede in via Smeraldina 35 e di cui è presidente Don Domenico. Questo gruppo gestisce tre strutture di accoglienza: la prima (e da qui l’errore) è il Cas Ca’ Frassinetta che ha sede in via Vallelunga, e dove i Finanzieri giovedì hanno svolto la perquisizione (ma il cui codice fiscale non è indicato nel decreto); ma all’appello mancano le altre due strutture gestite dalla “Franceschi” (e relativi ospiti) che si trovano in via Smeraldina a Cassana, oltre a quella di via Passega che però ha accolto migranti solo fino a luglio. «Mi dispiace che mio fratello Silvano sia rimasto coinvolto in questa vicenda alla quale è del tutto estraneo - sottolinea don Domenico - Un bel danno di immagine, considerato che da poco è diventato parroco anche del Barco e si sta facendo conoscere dalla comunità».
«Tempi brevi»
C’è l’auspicio, da parte degli indagati, che l’inchiesta possa chiudersi in tempi brevi: «Abbiamo fornito la massima collaborazione - dichiara la presidente del Centro Donna Giustizia Paola Castagnotto - Abbiamo consegnato tutta la documentazione in nostro possesso, e confidiamo in una conclusione positiva». Stessa speranza anche da parte di Massimiliano Lombardo, presidente della cooperativa Ballarò, che venerdì è stato convocato dalla Finanza per la notifica dell’avviso di garanzia perché il giorno prima, nel corso delle perquisizioni, era fuori sede: «Siamo sottoposti a controlli costanti, anche da parte della Prefettura, e non è mai emerso nulla di scorretto. Siamo preoccupati per le ripercussioni che potremmo avere, anche rispetto alle prospettive per il nuovo bando, tanto più che scontiamo un arretrato di sei mesi nei pagamenti, e il servizio che svolgiamo è impegnativo e delicato. Quando si pesca a strascico - conclude - qualcosa si prende ma si distrugge la flora marina».—
Alessandra Mura
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