Alla Fondazione Carife resta un mese per salvarsi
Il presidente Maiarelli: a gennaio le decisioni, si cercano strade alternative a Roma Pesa sul bilancio il mutuo per l’acquisto di Palazzo Crema, che risale al 2005
Abbandonata, forse definitivamente, la pista romana, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara si avvicina al Natale più problematico della sua storia senza certezze di continuità. Come ormai noto le difficoltà di bilancio di Palazzo Crema, a seguito dell’essiccarsi dei proventi derivati dalla partecipazione di maggioranza in Carife, non consentono di andare oltre l’orizzonte del 2018, con l’incubo del rateo del mutuo per l’acquisto della stessa sede dal Comune, in tempi più floridi.
Le decisioni slittano comunque a dopo le feste, nella speranza che qualche spiraglio per il salvataggio dell’ente con i suoi tre dipendenti possa ancora aprirsi nel mondo delle Fondazioni bancarie, magari dalle parti di Milano.
Al momento non risultano convocazioni degli organi della Fondazione, cioè Indirizzo e assemblea dei soci, per definire il futuro. E in effetti Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione Carife, conferma l’intenzione di prendere tempo: «Ci sono evidentemente decisioni da prendere, ma lo faremo a gennaio. Visto che la strada di Roma, per il momento, è sfumata, vedremo se sarà possibile aprirne altre».
La fusione con un altro ente “cugino” ma dalle spalle molto più solide dal punto di vista patrimoniale è l’unica alternativa alla liquidazione, cioè la stessa sorte subita dalla vecchia Carife, ma all’appello di Maiarelli aveva risposto la sola Fondazione Roma. Il ministero delle Finanze ha però bocciato il progetto di fusione, che prevedeva tra l’altro un plafond di oltre un milione l’anno per l’attività della Fondazione Carife.
Il motivo? L’operazione sarebbe stata condotta dal management romano guidato da Emmanuele Emanuele, presidente storico in scadenza, al quale non sono stati concessi i sei mesi di proroga indispensabili per completarla.
retroscena
Al proposito c’è da registrare uno scenario dipinto dal quotidiano Il Tempo, che iscrive il no del ministero alla volontà di «fare un dispetto al professor Emanuele», definito, come del resto lui stesso amava fare, come un nemico dell’establishment che fa capo al presidente dell’Acri e della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti. Il nuovo presidente di Fondazione Roma, Franco Parasassi, ha subito chiarito con una lunga nota sul sito istituzionale di interpretare il suo ruolo in continuità con Emanuele, nominato presidente onorario ad personam, e comunque che l’intervento del ministero ha causato «l’irreversibile crisi della Fondazione di Ferrara».
crema irrancidita
Da fiore all’occhiello è diventato negli ultimi anni una palla al piede Palazzo Crema, acquistato nel 2005 per intero dal Comune, attraverso un’asta tipo Sotheby’s e battendo la concorrenza dell’immobiliarista Bruni. La base d’asta per i 2.142 metri quadrati (due terzi dell’immobile, il resto era già di proprietà della Fondazione) era di 3,3 milioni, il prezzo finale fu di 3.360.000 euro, dopo appena un rilancio. Fu una boccata d’ossigeno per gli esangui bilanci del Comune, e in Fondazione si brindò, con l’idea di farne una “casa” per la cultura. Ora si rischia di passare per un altro tipo di asta. —
Stefano Ciervo
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
