Protezione civile, priorità difesa della costa e degli argini
Se n’è parlato al vertice per il primo bilancio dall’entrata in vigore del nuovo codice Per il territorio provinciale sono temi sensibili. Si potenzierà l’infrastrutturazione
Quello dell’attenzione ambientale è questione sempre più sensibile. In tutti i suoi molteplici aspetti. È quindi facilmente intuibile l’attualità e l’importanza della conferenza tenutasi ieri mattina nella Sala dei Comuni del Castello, sul tema “Stato, Regioni, Comuni: competenze e raccordi tra i diversi livelli del sistema della protezione civile alla luce del nuovo codice”.
capacità di azione
Il decreto legislativo è del 2 gennaio 2018, il provvedimento è poi entrato in vigore il 6 febbraio. L’incontro di ieri è dunque stato opportuno per fare il punto sulle principali novità introdotte dal codice stesso. Vertice presieduto dal prefetto Michele Campanaro, presenti il capo di gabinetto della prefettura Mariaclaudia Ricciardi, l’assessore regionale alla protezione civile Paola Gazzolo, il direttore generale dell’agenzia regionale sicurezza territoriale Maurizio Mainetti, il responsabile del servizio area Reno e Po di Volano - Claudio Miccoli - oltre a Barbara Paron (presidente della Provincia), al sindaco Tiziano Tagliani, agli amministratori del territorio provinciale ed ai rappresentanti delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e della protezione civile.
I punti più significativi sono innanzitutto emersi dalle parole del prefetto Campanaro: «Con il nuovo codice viene rafforzata la centralità del prefetto, il cui ruolo però non entra in scena solo all’atto dell’evento ma già prima, iniziando dalla fase dell’allertamento. In un sistema in cui tutti - Regioni, enti locali e protezione civile - vengono chiamati in causa. Servono capacità di azione e intervento da parte di tutte le componenti presenti sul territorio».
In sostanza: è un codice improntato alla cooperazione tra le istituzioni. Per quanto riguarda pianificazione e allertamento risulta strategica la funzione di regione ed enti territoriali. Il direttore Mainetti ha rimarcato come per ridurre la pericolosità degli eventi si lavori su tre filoni: territorio, popolazione e governo. A livello provinciale si applicano gli indirizzi regionali per l’attuazione dei piani comunali di protezione civile approvati lo scorso settembre. Il personale tecnico ed amministrativo è al servizio dei sindaci e del territorio per interventi di difesa del suolo e raccordo per sopralluoghi ed interventi urgenti. Il volontariato viene poi considerata risorsa fondamentale del sistema di protezione civile.
soglia di rischio
Accattivante ed incisivo l’intervento di Claudio Miccoli, responsabile area Reno e Po di Volano. In sintesi, alcuni concetti: «Qui c’è un territorio con aumento elevatissimo della soglia potenziale di rischio... se si abbassa il territorio, gli argini non restano certo sospesi in aria». «Tutti i nostri argini sono hotel di lusso per tanti animali: non solo nutrie ma anche volpi, tassi, istrici. Ne troviamo quantità industriali. Una situazione inaccettabile, che può provocare un disastro. Per poter vedere le tane, i corsi d’acqua devono avere argini puliti e ben sistemati».
«Per quanto riguarda la costa, anche alla luce dei danni creati dopo la recente allerta rossa, la decisione è quella di potenziare l’infrastrutturazione definitiva della costa ferrarese che ora soffre di un impatto insopportabile, col rischio che avanti così l’acqua del mare ce la troviamo 20 o 30 chilometri all’interno: in tal caso immaginate cosa potrebbe succedere a Jolanda di Savoia».
L’assessore regionale Paola Gazzolo ha chiuso: «La Regione è impegnata ad attuare le nuove disposizioni previste dal codice. Il territorio va monitorato adattando le strategie al cambiamento climatico». —
Paolo Negri
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