Centrale promossa dal Cnr La qualità di aria e suolo è ok
Presentato il monitoraggio annuale sull’impianto: i valori sono nei limiti di legge La ricercatrice: i residui della combustione aumentano in ogni parte del mondo
BANDO. La qualità dell’aria e del suolo attorno alla centrale di Bando e al paese sono in regola, entro i limiti di legge. Ma «tutti i residui della combustione, in ogni parte del mondo, stanno aumentando, comunque, possiamo stare tranquilli tranne per l’aumento nell’inverno 2017 del levoglucosano e del benzopirene». Quest’affermazione della dottoressa Cinzia Perrino del Cnr di Roma, durante la presentazione dei dati del monitoraggio ambientale sull’area dell’Argentano interessata dalla centrale. Il levoglucosano in sè non è pericoloso perché è un tracciante, «un marcatore» ha spiegato la ricercatrice.
LA SITUAZIONE
Evidenziati poi due aspetti: d’estate i livelli di attenzione degli inquinanti, a centrale in funzione, non vengono superati. Mentre d’inverno, con la centrale attiva come d’estate, l’inquinamento sale. Un fenomeno, quindi, che «non è dovuto all’impianto a biomasse, ma al riscaldamento domestico, ai caminetti e alle stufe», ha spiegato la ricercatrice Cnr.
È la sintesi dell’incontro che si è tenuto martedì sera a Bando durante la presentazione del monitoraggio annuale che fin dal 2010 fa il Cnr a spese della San Marco Bioenergie, la società proprietaria della centrale elettrica di Bando.
L’appuntamento introdotto dal presidente della Rpc di Bando Marino Mingozzi (presenti il vicesindaco Andrea Baldini e l’assessore Sauro Borea) ha visto partecipare Francesco Capriotti, da quattro mesi direttore generale della produzione della San Marco (presidente è Patrizio Sguazzi).
«Quello che si fa in San Marco – ha tenuto a precisare Capriotti – è fatto bene, nel rispetto delle leggi e su un territorio sano, senza pregiudizi e con serenità della popolazione».
LA RICERCA
Illustrando il monitoraggio, che ha riguardato il 2016 e il 2017 ma anche un confronto degli ultimi otto anni, la Perrino ha ricordato che dal 2012, due sono i punti di osservazione: uno in centro in paese e l’altro vicino alla centrale. Così pure due le campagne di ricerca di 30 giorni l’una: in estate e in inverno, per l’analisi dell’aria e del terreno. Una ricerca incentrata principalmente sulle polveri e su gli ossidi di azoto, ovvero, i più nocivi . Il metodo di ricerca su Bando (che non ha eguali in Italia ed è lo stesso degli ultimi 8 anni), ha ancora evidenziato l’aumento delle Pm10 e 2,5 a causa anche del ristagno dell’aria «ma ben lontano dai limiti di legge – ha assicurato la Perrino – e in linea con gli sforamenti (6 nel 2016 e 7 nel 2017;ndr) della pianura Padana».
Ben sotto il limite sono manganese e piombo, «anzi – ha aggiunto -, dal 2010 al 2017 si va verso un miglioramento per i residui». Nel disquisire della questione levoglucosano e dell’effetto prodotto d’inverno dal riscaldamento domestico con la legna, la ricercatrice ha criticato senza mezzi termini chi incentiva questa scelta.
L’ultimo campanello d’allarme, la Perrino lo ha suonato riguardo agli Ipa, gli idrocarburi policiclici aromatici, presenti ovunque in atmosfera, derivanti dalla combustione incompleta di materiale organico e dall'uso di olio combustibile, gas, carbone e legno nella produzione di energia. Ebbene, se per le diossine si è ben al disotto dei limiti, per gli Ipa, nell’ultima campagna c’è stato un aumento.
Buone notizie, infine, per il biossido d’azoto residuo del traffico stradale: è in netto miglioramento. —
Giorgio Carnaroli
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