Agguato a colpi di machete Preso l’ultimo aggressore
Tentato omicidio: arrestato dalla polizia il settimo uomo, era fuggito a Marsiglia Il commando incastrato grazie a intercettazioni, riscontri e testimonianze
Era a Marsiglia, ospite di alcuni suoi connazionali. Da più di quattro mesi lo stavano cercando, l’unico ancora a piede libero del gruppetto che il 30 luglio scorso, in via Olimpia Morata, quasi uccise a colpi di machete Stephen Oboh, 26 anni, “colpevole” di aver collaborato con la polizia ma anche per una partita di droga non pagata.
L’ultimo arresto
Il 6 dicembre l’indagine condotta dalla squadra mobile ferrarese, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, testimonianze e altri riscontri, ha potuto chiudere definitivamente il cerchio sul caso con l’arresto di Henry Threeman Aherobor, nigeriano di 27 anni anche lui accusato, come gli altri sei finiti uno dopo l’altro in manette, di tentato omicidio aggravato in concorso.
«Ringrazio la procura di Ferrara per la sinergia e l’ottimo lavoro di coordinamento svolto», ha esordito il dirigente della Mobile Andrea Crucianelli, affiancato da sostituto commissario Michele Rossini.
Le indagini avevano già permesso di raccogliere elementi a carico di Aherobor sufficienti a spiccare un’ordinanza di custodia cautelare, poi trasformata in Mandato di Arresto Europeo dopo aver accertato la sua presenza all’estero. L’arresto è avvenuto con l’ausilio dell’Interpol, e si è in attesa di estradizione.
È già alla Dozza di Bologna, invece, Emanuel Emaku, detto Shube, 26 anni, anche lui fuggito in Francia e catturato a Rouen il 13 novembre scorso. Gli altri arresti, avvenuti tra il 31 agosto e il mese di novembre, hanno via via delineato un quadro sempre più nitido della brutale aggressione, pianificata per attrarre la vittima nel luogo dell’agguato dove è stato preso a colpi di machete con l’intenzione di uccidere.
Una sola espulsione
Dei sette arrestati, solo Shube potrà essere espulso perché anche il suo ricorso contro il diniego alla richiesta di status di rifugiato è stato respinto. Tutti gli altri hanno ancora ricorsi pendenti o avevano ottenuto in precedenza la protezione sussidiaria, che dà loro diritto a prolungare anche di anni il permesso di soggiorno.
Prove schiaccianti
A carico dei sette arrestati in questi mesi le indagini della polizia di Stato hanno accolto schiaccianti elementi di prova anche grazie agli incidente probatorio durante i quali gli aggressori sono stati riconosciuti e identificati con certezza dalla vittima, dal fratello e da Lawrence Sunday, il connazionale che accorse in suo aiuto e che venne a sua volta aggredito.
Un episodio che aveva suscitato grande preoccupazione in città per la violenza e la ferocia dimostrata dagli autori della spietata spedizione punitiva. —
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