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Ex Cercom, dibattito aperto «La nuova fabbrica sarebbe solo un danno»

Franco Corli
Ex Cercom, dibattito aperto «La nuova fabbrica sarebbe solo un danno»

Un appello al sindaco Fabbri arriva dal Comitato «Troppi camion sulle strade e polveri nell’ambiente» Perplessità anche sul lavoro

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COMACCHIO. Un appello al sindaco di Comacchio Marco Fabbri perché riveda il progetto per l’insediamento di un grande complesso industriale sulla via del Mare, nella ex Cercom. È quello chiesto ieri in un’affollata assemblea pubblica svolta a Palazzo Bellini dal Comitato No Fabbrica delle Polveri.

l’incontro

Nell’incontro di ieri tra molti applausi dei presenti, sono intervenuti il dottor Edoardo Bai, presidente Isbe di Milano Medici per l’Ambiente che ha contestato i dati forniti dall’azienda promotrice del progetto, così come l’architetto Marco Stevanin di Terra srl Valutazioni di Impatto Ambientale che a sua volta ha detto che alcune cifre tecniche e i criteri di valutazione del progetto in questione «non sono veritieri e presentati con criteri discutibili». In particolare il Comitato, di cui è coordinatore Luigi Vicentini, ha detto che «bisogna fermare il progetto prima che sia troppo tardi», presentando un documento e l’appello in cui si dice tra l’altro che l’avvio della procedura di valutazione del progetto è stato deliberato dal sindaco e dalla maggioranza nel consiglio comunale del 17 marzo scorso e prevede un imponente impianto per la produzione di polveri per la ceramica, con un aumento dell’attuale struttura di 6 mila metri quadri, per un’area totale di 3 ettari, pari a 7 campi da calcio con camini di cui alcuni, almeno 9, sono alti 35 metri.

i numeri

«L’impatto viario – prosegue l’appello – è stimato fino a 170 camion al giorno e due assurde rotatorie sulla Romea e a metà di via Marina. Noi pensiamo che questa decisione improvvisa non sia comprensibile e sostenibile in un luogo così fragile come il nostro che ha scelto un altro tipo di sviluppo, legato all’ambiente, al paesaggio, al turismo, alla pesca, all’agricoltura e al commercio. Tanto più che la fabbrica si trova tra Valle Molino e il canale Navigabile, vicino a Porto Garibaldi, nel cuore del Parco del Delta del Po la cui normativa vieta aree industriali in questo luogo».

dal comitato

«Non abbiamo nulla contro lo sviluppo industriale rispettoso dell’ambiente, ma la fabbrica, un investimento da 40 milioni di euro per produrre polveri per l’industria ceramica, non può nascere a ridosso di valli salmastre e della costa, del centro di Porto Garibaldi e di quello storico della città, in antitesi all’economia turistica, si trovino luoghi più adatti all’insediamento del gruppo spagnolo».

In merito inoltre ai 103 posti di lavoro che in due fasi dovrebbero nascere, sempre il Comitato contesta che siano veramente tali e comunque sempre il progetto «andrebbe a danneggiare in realtà le migliaia di operatori turistici che già esistono sulla costa e nel comune. Noi pensiamo ad un modello di progresso e a un piano per il lavoro che non danneggi il nostro territorio e la salute dei cittadini, siamo per il lavoro stabile e duraturo che consenta il benessere di chi qui abita, i cittadini non possono essere dilaniati dall’alternativa tra una manciata di posti di lavoro (se mai ci saranno) e la perdita della dignità e integrità del proprio territorio». —

Franco Corli

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