Ferrara, una coperta in auto per i senzatetto
L'appello dell'associazione Viale K. In questi giorni gelati c’è chi sceglie di stare per strada. Rinaldi: la coperta è un pretesto per stabilire un contatto
FERRARA. L’avvio anticipato dell’emergenza freddo ha già permesso di offrire un riparo a una trentina di persone e toglierle dalla strada. Qualcuno ha trovato ospitalità nel dormitorio, altri in una struttura di via XX Settembre, gestita dall’Asp. E poi c’è lo “zoccolo duro”, quelli che non ne vogliono sapere di coabitazioni e di spazi stretti. Perché della loro solitudine ne hanno fatto una protezione, o perché separati dal mondo dal muro di una dipendenza.
Non solo coperte. È proprio a questi “irriducibili” che si rivolge l’iniziativa dell’associazione Viale K “Emergenza Senzatetto” che invita tutti a tenere nel bagagliaio dell’auto una coperta o qualche indumento caldo da offrire a chi non ha un riparo dal freddo. La proposta, pubblicata sulla pagina Facebook dell’associazione, ha già cominciato a circolare tra gli utenti social, ma il vero obiettivo, spiega il presidente di Viale K Raffaele Rinaldi, va ben oltre l’offerta di un plaid: «La coperta è un pretesto per avvicinare queste persone, per chiedere loro come stanno, come si chiamano. Quello che serve è la possibilità di agganciarli. Io da parte mia continuo a cercare per le strade chi è in difficoltà, e a non perdere di vista coloro che hanno scelto di andarsene e tornare per la strada. A volte ricevo segnalazioni via whatsapp di un senzatetto, e magari chi me le manda si trova a poche decine di metri. Perché non provare ad avvicinarsi? A offrire un aiuto, ma anche un contatto umano. Sono sciocchezze che a volte possono salvare una vita».
Malati e per strada. Ci sono casi, prosegue Rinaldi, che destano particolare preoccupazione. C’è un settantenne con problemi di salute che ha resistito solo per poco al dormitorio, e poi se ne è andato. Così come è tornato sulla strada un cinquantenne, che in questi giorni gelati ha scelto di trascorrere la notte all’addiaccio: «Ho scritto l’indirizzo e il numero di telefono dell’associazione sopra i cartoni che usa per ripararsi, nella speranza che si rivolga a noi. So che vorrebbe fare il muratore, ma non è facile costruire un percorso con chi fugge dall’accoglienza. Agganciare queste persone, stabilire un contatto con loro serve anche conoscere il loro passato, e capire meglio come intervenire».
Un approccio diverso. Su tutto, la difficoltà a gestire situazioni multiproblematiche che richiederebbero competenze multidisciplinari. «Io sono un operatore sociale non un tuttologo - conclude - È l’approccio nell’affrontare queste situazioni che dovrebbe cambiare». —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
