L’uomo nuovo capace di condivisione e giustizia sociale
Dalle labbra delle folle sorge impellente una domanda: «che cosa dobbiamo fare?» Come mai questa urgenza? Lo si comprende bene alla luce della predicazione del Battista, riportata nei versetti che precedono la lettura di questa domenica: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione». Il Battista tuona dalla regione del Giordano, luogo biblico che rimanda a Sodoma e Gomorra, l’antica terra del peccato (cfr. Gn 13,10-11), per risvegliare le coscienze ed invitare ad una vita nuova. La prima cosa che si può notare è la disponibilità con cui il popolo risponde ad una tale esortazione. Perché questa risposta trionfale alla missione di Giovanni? Credo che la risposta sia da ricercare in un profondo senso di inquietudine che doveva abitare il cuore dei presenti già da prima della missione del Battista. Il popolo è disponibile perché riconosce come vere, per quanto dure, le parole che gli sono rivolte.
Questo perché fa esperienza di un senso di insoddisfazione, perché riconosce che c’è qualcosa che non va e in fondo non è davvero felice. Da quest’ottica si capisce che l’invettiva di Giovanni non è più, semplicemente, un rimprovero, ma diventa uno stimolo ad abbandonare ciò che è ingannevole, che promette vita ma in realtà la toglie, per abbracciare ciò che invece davvero è capace di nutrire in profondità. La domanda sul “cosa fare”, quindi, ha senso quando è mossa da un desiderio profondo di vita vera, viceversa rischia di essere solo un pio esercizio il cui effetto svanisce rapidamente.
La disponibilità, però, chiede di essere indirizzata. Di quali opere stiamo parlando? A cosa si riferisce esattamente Giovanni? Si potrebbe pensare a cose straordinarie o a particolari pratiche religiose che possano mettere l’uomo in pace con Dio. Le risposte di Giovanni non seguono nessuna di queste strade, non chiedono comportamenti che allontanino dal quotidiano, né suggeriscono esercizi devozionali. Rispondendo a tre categorie di persone (le folle, i pubblicani ed i soldati) il Battista dà delle indicazioni che mostrano un chiaro filo rosso che le accomuna: sono dipinti due tipi di uomo, da un lato l’egoista che pone se stesso al centro dell’universo e vive nella logica dell’accumulo e della ricerca del proprio tornaconto, dall’altro l’uomo nuovo capace di condivisione e giustizia sociale. Anche noi rischiamo di essere come il primo tipo di uomo quando viviamo con troppa disinvoltura il nostro rapporto con il superfluo (le folle), il denaro (i pubblicani) o l’autorità (i soldati), usandone ed esercitandoli solo per nostro vantaggio. Il Vangelo di oggi ci mette in guardia dal fare dei beni e del potere degli idoli. Per essere veramente felici e per essere pronti alla venuta del Signore, occorre non sbagliare le priorità: al centro va sempre l’uomo, che agli occhi di Dio è sempre fine e mai mezzo. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google