Sgarbi: «Sindaco o assessore, ma ci sarò»
Il critico d’arte: il 17 a Milano definirò la squadra, se fossi nei panni della sinistra “loffia” di Ferrara non sarei tranquillo
«A Ferrara c’è una sinistra ideologica e loffia: se fossi nei suoi panni non sarei tranquillo, i cittadini avvertono i problemi creatisi con i settant’anni di governo della stessa parte politica. È arrivato il momento di cambiare, e si cambierà anche a Ferrara, come è già successo in altre città».
serve un cacciari
Vittorio Sgarbi ieri sera ha ribadito i suoi attacchi alla classe dirigente locale, ribadendo la sua candidatura a sindaco in occasione delle prossime amministrative di maggio. Ma andrà fino in fondo? «Io ho giocato d’anticipo, ho aperto il tavolo e tratterò a quel tavolo, poi potrò anche non fare niente». Vediamo di approfondire, e spiegare: «In assoluto non mi importa - dice Sgarbi - fare il sindaco, bensì poter dire cose della città, ed essere orgoglioso della città che c’è. Poi potrei fare anche l’assessore di Fabbri, perchè no? L’ho fatto della Moratti... Al di là di ciò, il punto è questo: il futuro sindaco di Ferrara dovrà essere ciò che Cacciari è stato per Venezia. Un sindaco con valori culturali. Poteva esserlo Bassani, potrebbe esserlo Roberto Pazzi, potrò esserlo io. Ci sarò, farò la parte di Italia Nostra nella politica».
Per saperne di più, per capire chi farà parte dell’eventuale squadra di Vittorio Sgarbi nella lista Rinascimento, bisognerà però attendere ancora qualche giorno. «Il 17 - ha sottolineato Sgarbi - avrò un incontro, ho convocato una riunione a Milano, pensando anche alle europee. I presupposti sono cultura e competenza. Ho pensato a varie candidature». Tra queste figure ci sono Giordano Bruno Ferri (storico e accademico), Davide Rondoni (poeta e scrittore), Marco Gulinelli (scrittore) e Diego Fusaro (saggista) tra gli altri.
dimetterò la pacelli
Sgarbi è consapevole della portata della sfida («Non basta essere bravi») ma non arretra di certo. E ribadisce la sua disistima per l’apparato politico e gestionale di Ferrara. Alcuni esempi: «A Ferrara, a Palazzo Diamanti hanno scelto percorsi provinciali...». «Ferrara oggi, e non so per quanto tempo ancora, è una città morta». Poi i colpi di clava: «Lascino stare Palazzo Diamanti, non capisco come si possa pensare di ampliarlo. È un edificio sacro, e parlano dei 3 milioni e mezzo di euro per allargarlo. A volte i soldi è meglio non spenderli, ma qui ci sono comunisti che fanno i capitalisti. I lavori non vanno fatti, la direttrice dei Diamanti (Maria Luisa Pacelli; ndr) deve dimettersi, tanto la dimetterò io se verrò eletto». —
Paolo Negri
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