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IL CONVEGNO 

«Il ritorno dell’agricoltura circolare contro il rischio della desertificazione»

Andrea Tebaldi
«Il ritorno dell’agricoltura circolare contro il rischio della desertificazione»

L’analisi di Facchini: ridurre la concimazione dei terreni e riportare in campo sostanze organiche e la risorsa del digestato

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Officine Bioenergetiche ha organizzato nella sua sede di Bondeno un incontro per parlare della nostra agricoltura tra passato, presente e futuro e ha invitato l’agronomo ed esperto di marketing territoriale Adriano Facchini che ha tenuto un appassionato intervento.

investimenti

«Noi abbiamo fatto investimenti importanti - spiega Alessandro Tempera, direttore di Officine Bioenergetiche - non si sente puzza ma direi un buon odore di cucinato per una realtà che vuole parlare di agricoltura sostenibile».

È poi è iniziata la “lezione” di Facchini: «L’agricoltura è nata 10mila anni fa, in più parti del mondo ed in contemporanea, anche senza collegamento fra loro. Questa era la risposta ad un problema che l'uomo di allora aveva: trovare il cibo per il proprio sostentamento. L'agricoltura, quindi la possiamo ritenere senza alcun dubbio la più grande e prima rivoluzione della storia umana, che sarà anche alla base di un incremento demografico importante che da meno di 5 milioni di individui stimati nell'8.000 a.C., porterà al primo miliardo di persone nel 1800, che diventano 2 miliardi nel 1927 e 2, 5 miliardi nei primi anni 50. Dai primi anni 50 - prosegue Facchini - e fino alla metà degli anni 70, l'agricoltura da familiare diventa, almeno nelle nostre zone, un'agricoltura industriale, e grazie all'utilizzo di sementi selezionale ed ibride, di concimi chimici di sintesi, di pesticidi contro malattie ed insetti, abbinati a lavorazioni agronomiche innovative, a loro volta possibili grazie ad un costo limitato dell'energia vede aumentare la produzione di ben tre volte».

a bondeno

Negli anni 50, nel comune di Bondeno, la maggioranza delle persone viveva di agricoltura. Su un territorio di 17 mila ettari, di cui 16 mila coltivati, erano presenti 15 caseifici artigianali che producevano formaggio, burro e ricotta. Con l'abbandono delle campagne sono state chiuse le stalle ed i caseifici, e con loro anche l'apporto di sostanza organica per i terreni che dopo 50 anni di concimi chimici hanno iniziato ad impoverirsi quasi a desertificare».

il futuro

E oggi che fare? «Noi abbiamo tanti grandi problemi da affrontare, tra questi inquinamento ambientale, effetto serra, cambiamenti climatici, esaurimento delle fonti energetiche fossili, scarsità dell’acqua e rischi di pandemia. Il tema dell’ambiente sarà quello ricorrente: bisogna puntare sull’agricoltura di precisione, sulle nanotecnologie applicate, occorre ridurre la concimazione del terreno e nutrire le piante. Oggi con gli impianti a biogas che producono energia da fonti rinnovabili è possibile rimediare al rischioso fenomeno della desertificazione organica dei terreni, riportando in campo il "digestato”, una risorsa preziosa per riportare oltre a sostanza organica, elementi minerali e miliardi di microorganismi per ridare vita ai nostri terreni».

«Bisogna - esorta Facchini - adottare tecniche agronomiche più ambientalmente sostenibili come una drastica riduzione dell'apporto di concimi chimici di sintesi, sostituiti almeno in buona parte da un apporto del digestato, dall'interramento dei residui colturali, ed all'utilizzo di batteri utili, sia quelli che fissano l'azoto atmosferico cedendolo alle piante, sia quelli che sono in grado di rendere disponibili fosforo e potassio». «Occorre puntare sull’agricoltura circolare, basata sul recupero dei materiali, il futuro è anche l’agriturismo, il florovivaismo. L’agricoltura deve poi schierarsi con la scienza e deve imparare a fare massa critica, innovazione e marketing». —



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