La musicoterapia aiuta i malati di Parkinson Così è anche possibile recuperare la voce
Ieri ultimo incontro dell’anno del laboratorio di Gruppo Estense e Cooperativa Cidas alla “Cittadella San Rocco”
l’esperienza
La frase: «Che ci sia la nebbia, che sia inverno, quando veniamo qui spunta sempre il sole». A dirlo è stato, nei mesi passati, uno degli associati del Gruppo Estense Parkinson Onlus che usufruiscono del laboratorio di musicoterapia.
La partecipazione
Ieri mattina abbiamo colto tutte le pieghe di quella affermazione. Locali del segretariato sociosanitario della Casa della Salute “Cittadella San Rocco”. Siamo nei corridoi dell’ex Sant’Anna, in Giovecca. L’appuntamento, pubblico, è con l’ultima tappa annuale del laboratorio di musicoterapia per persone affette da Parkinson, organizzato dalla Cooperativa Cidas unitamente - appunto - al Gruppo Estense, con il sostegno dell’Usl, dell’Asp e il contributo del Comune. Davanti a noi, oltre a terapisti e responsabili delle associazioni, una dozzina di pazienti. Scherzano, partecipano, suonano, cantano. Motivi tipici del Natale, intonati senza soluzione di continuità. Si tratta di qualcosa di straordinario. Di «maiuscolo», come sottolinea giustamente Elias Becciu, coordinatore del laboratorio Cidas: «Il progetto ci interessa per la qualità che esprime, in rapporto con le associazioni sul territorio, con i servizi e per come ripensa il modo di raggiungere le persone. È un progetto piccolo solo in apparenza».
Si pensi a cos’è il Parkinson (dopo l’Alzheimer, la più diffusa tra le patologie neuro-degenerative; e ad oggi le terapie non consentono di ottenere la guarigione dalla malattia) ed in quale situazione psicofisica può trovarsi il malato: «Io - dice Elsa Moccia, presidente del Gruppo Estense Parkinson - ho lavorato trent’anni nella sanità, sono stata anche assessore, ma la malattia la capisci solo vivendola. Ed è quando l’ho avuta in casa, con mio marito, che ho compreso che i farmaci non bastavano».
Nel 2006 la signora Moccia ha dunque dato vita al Gruppo Estense, che oggi conta 240 associati. Il laboratorio di musicoterapia è uno dei fiori all’occhiello. «È nato nel 2014 - riprende Becciu, coordinatore Cidas - per promuovere un’attività complementare alla terapia farmacologica e utile per il benessere e la cura delle persone. Siamo partiti con 13 aderenti, che poi ci hanno chiesto di continuare l’esperienza».
La macchina prevede una cooperativa col compito di organizzare, un’associazione che dice andate ai pazienti, un’equipe composta da un musicoterapista (Eugenio Sorrentino), un animatore sociale, un autista incaricato del trasporto delle persone. Il programma nel 2018 si è sviluppato attraverso un incontro a settimana (per un totale di circa 30), con la partecipazione complessiva di 24 utenti. Attraverso esercizi di rilassamento, coordinazione motoria applicata alla ritmica musicale, vocalizzi ed utilizzo di strumenti si è puntato alla riabilitazione vocale. Questo perché uno dei primi elementi compromessi dalla malattia è la capacità di usare la voce. Luca Guerzoni, studente di Medicina, è osservatore scientifico esterno: «Il progetto di ricerca è partito con il professor Enrico Granieri, che all’epoca era direttore della clinica neurologica dell’Università, in collaborazione con il professor Francesco Stomeo, di otorinolaringoiatria. Stiamo valutando l’impatto della musicoterapia sulla disfonia nel malato».
Le testimonianze
Insomma, si lavora sul recupero della voce, in un contesto positivo, di partecipazione. Il progetto funziona, lo dimostra l’adesione, e le famiglie traggono sollievo dal fatto che i loro cari partecipino. «Non sono guarita perché dal Parkinson non si guarisce, ma partecipando al laboratorio sono stata meglio, non avrei mai creduto di poter fare tutto questo, è per me un’enorme soddisfazione», ha detto Lia. «Ora non ho più voce perché ho cantato! All'inizio non ci credevo molto, poi ho capito che più si sta assieme meglio è per chi è nella nostra situazione», ha aggiunto Enrico. «La musicoterapia è un aiuto prezioso e ringrazio tutti gli operatori e i volontari per il loro impegno», ha sottolineato Renato.
Il laboratorio riprenderà il 12 gennaio, 10 incontri fino a marzo poi si vedrà in base a partecipanti e fondi (è difficile finanziare la continuità). Gli operatori hanno un ruolo basilare e vanno formati. Quanto a Elsa Moccia, confida nel sostegno all’associazione (sede in via della Sirena). Il lavoro del Gruppo Estense Parkinson, e di Cidas, è maiuscolo. —
Paolo Negri
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