L’addio a Lunghini Fu docente alla Bocconi
È morto l’altra sera a Milano, a 80 anni, l’economista ferrarese Giorgio Lunghini, docente di economia politica all’università di Pavia, allo Iuss e alla Bocconi di Milano. Nella sua lunga carriera accademica, Lunghini è sempre stato lontano dalle teorie economiche dominanti: era uno dei principali esponenti del pensiero italiano classico-keynesiano e faceva riferimento a una pluralità di approcci di differenti epoche, autori e scuole. Rifiutava, in particolare, l’idea che la conoscenza economica dovesse avere semplicemente uno sviluppo lineare. «In economia è possibile (e doveroso) riprendere i punti di vista antichi», sosteneva. Da qui l’attenzione agli economisti classici, Marx e Keynes in primo luogo, ma anche Shumpeter. Tra i suoi interessi di ricerca in primo piano gli studi sulla teoria del valore, ma anche sulla storia e la critica delle teorie economiche, sul capitale e la distribuzione, sulla teoria della crescita e della disoccupazione.
Nato a Ferrara nel 1938, Lunghini è diventato libero docente nel 1967 e professore incaricato di economia politica all’università di Milano fino al 1971. Nel 1972 è professore ordinario di economia politica all’università di Pavia dove per dieci anni ha diretto prima l’Istituto di economia politica, poi il dipartimento di economia politica. Nel 1983 ha fondato il dottorato in economia politica, nel 2004 il dottorato in Economia politica. —
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