La seduta finisce in pareggio. Il sindaco non si dimette
Consiglio comunale particolarmente acceso e vivace ma alla fine nulla cambia. Con sei favorevoli e sei contrari la richiesta di sfiducia non va avanti
MESOLA. Strenua resistenza del sindaco Gianni Padovani e del “suo” gruppo “Insieme per crescere” all’offensiva delle opposizioni, che richiedevano le dimissioni del primo cittadino dopo la perdita della maggioranza consiliare, avvenuta nella seduta dello scorso 13 settembre quando i consiglieri Michele Gatti e Sergio Vassalli passarono all’opposizione, mozione di sfiducia respinta e proseguimento della legislatura. Almeno per ora.
Muro contro muro
Ma il muro contro muro, insanabile e bloccata a sei consiglieri contro sei, con la conseguente bocciatura di tutte le proposte da parte delle opposizioni, ha “impaludato” l’azione di governo. Per quella che doveva essere la resa dei conti, dopo la seduta disertata dalle opposizioni lo scorso 18 dicembre, c’erano tanta attesa ed un discreto pubblico. Al completo l’assise comunale. Il dibattito sui punti in discussione, in una seduta che aveva temi “tecnici”, è stato preceduto da quaranta minuti di duro scontro a base di tecnicismi del regolamento comunale.
Niente dimissioni
Al punto delle interrogazioni e delle interpellanze, Padovani ha affermato che tra esse «non è ammissibile la richiesta di dimissioni essendo queste su base volontaria», ha ribadito di non volersi dimettere ed ha auspicato una collaborazione di tutti in questi ultimi sei mesi di mandato. Perentoria la risposta di Marchetti (Creare Futuro), che dopo aver ricordato il fallimento del referendum per la fusione dei Comuni, ha invocato «un passo indietro del sindaco dato che non ci sono più i presupposti per sostenere questo governo», lo ha accusato di convocare i consigli comunali “in orari indecenti secondo una precisa strategia” e di aver sorvolato sulle due richieste di dimissioni del 14 settembre e del 2 ottobre scorsi.
Dopo aver dichiarato di aver risposto alla prima istanza di dimissioni ed aver rinfacciato ai due dimissionari di voler imbalsamare l’amministrazione, il primo cittadino si è rifiutato di votare la richiesta in quanto era un’interrogazione e non una mozione. Gatti ha quindi dichiarato di aver abbandonato la maggioranza perché inascoltato. Lo scontro si è inasprito quando anche Tancini (Cambiamento e Crescita) ha chiesto a Padovani e dimissioni perché «non si può governare in queste condizioni». A questo punto il sindaco ha proposto il rinvio della votazione al prossimo consiglio pretendendo un deliberato scritto dalle opposizioni e Tancini ha trasformato l’interrogazione in una mozione «a risposta immediata». È toccato al vicesegretario comunale Gaetano Sabattini dirimere la questione e spiegare che pur non competendo al consiglio comunale le dimissioni, si poteva votare una mozione.
Per sei favorevoli contro sei contrari, la mozione di richiesta di “sfiducia” è stata respinta. Tutte le successive votazioni sono state di fatto nulle poiché le votazioni sono terminate in pareggio. —
Lorenzo Gatti
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