Rebus fatturazione elettronica Ancora caos sull’applicazione
A quattro giorni dall’entrata in vigore c’è confusione tra gli intestatari di partita Iva La nuova procedura rischia di far alzare i costi in particolare per le piccole imprese
Certezze? Pochine. Ma su quelle poche c’è una garanzia granitica: la gran parte degli intestatari (o titolari) di partita Iva, che dal prossimo 1 gennaio 2019 saranno obbligati ad emettere la fattura elettronica, sta navigando a vista. E all’entrata in vigore della nuova normativa fiscale mancano soltanto quattro giorni. Come dire, quasi niente di questi tempi. Nelle ultime ore gli studi dei commercialisti stanno ricevendo montagne di richieste di chiarimenti.
ancora molti dubbi
E non sempre si tratta di quesiti semplici.
Introdotta già dal precedente Governo Gentiloni, diventata quasi un totem per l’attuale maggioranza di governo (Lega, ma soprattutto Cinque Stelle), per la verità la fatturazione elettronica non è una novità. L’Unione Europea, difatti, addirittura nel 2006, emanò la direttiva, ma soltanto il nostro Paese ha deciso, a tutt’oggi, di applicarla. A sentire gli esperti, l’obiettivo legato alla fattura elettronica è contenere l’evasione dell’Iva. Ma ci sarebbe anche un altro traguardo: sanare la galassia delle false fatture, tante volte oggetto di indagini giudiziarie che hanno anche fatto clamore.
il ruolo dei ced
Lidia Benini, titolare di un Ced (Centro elaborazione dati) che tiene la contabilità a numerose aziende di Ferrara, spiega: «Sulla carta la procedura potrebbe sembrare agile - dice la Benini - ma ormai tutti i diretti interessati la pensano all’opposto. C’è poi un altro aspetto che mi sentirei di mettere in evidenza: mi riferisco all’Agenzia delle Entrate, dalla quale talvolta ci si aspetterebbe una maggiore collaborazione». L’iter: una ditta predispone la fattura con il computer creando un documento telematico; utilizzando appositi programmi invia la fattura all’Agenzia delle Entrate; quest’ultima la controlla, la accetta e la “consegna” al cliente finale; il cliente finale, per avere materialmente in mano la fattura, deve infine collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate. Tutte le categorie di imprenditori sono coinvolti. Si prendano, ad esempio, i ristoratori. Questi, entro il 31 dicembre, devono aver adeguato i registratori di cassa, formato il personale, assimilato la procedura per emettere la fattura elettronica, e deciso la prassi per rilasciare comunque un documento al cliente (che non può, ovviamente, uscire dal ristorante a mani vuote). «Tutto ciò - prosegue la Benini - può apparire logico in una politica di contrasto alla evasione sia di altre imposte che di Iva ma, come spesso accade, vi è la netta sensazione che non si prenda in considerazione l’impatto che tale procedura avrà sulle piccole imprese che sono quelle che più di altre pagano, nel vero senso della parola, il costo che grava sulla loro attività (per adeguamenti tecnologici, formazione teorica e, non da meno, notti in bianco per la preoccupazione data da un sistema non più toccabile con mano, e sempre più astratto»).
il parere di pincelli
Una preoccupazione espressa anche dai tanti titolari di partita Iva con i quali la Nuova Ferrara ha parlato negli ultimi giorni, registrando dichiarazioni pòer lo più allarmate. A chiarire un altro aspetto, per nulla secondario, della complessa questione, è infine Aristide Pincelli, titolare in Via Garibaldi di un noto studio associato di commercialisti ed avvocati: «La novità è senza dubbio di grande complessità - ammette Pincelli, e già questa sua ammissione rappresenta di per sé un segnale da tenere in conto - , e dico di più - prosegue Pincelli, che negli ultimi mesi ha partecipato a numerosi corsi di formazione sul tema - : il primo vero banco di prova sarà il 14 febbraio, vale a dire la prima scadenza del 2019 per versare l’Iva. C’è il rischio di arrivare a questa scadenza intasando di documenti la stessa Agenzia delle Entrate, o arrivando all’appuntamento con passaggi ed iter non ancora ben oliati».
lo sciopero fiscale?
«Personalmente mi auguro che alla fine ognuno sappia procedere nel verso giusto - conclude comunque Pincelli con accenti improntati all’ottimismo - ma potrebbe anche esserci il rischio che accada qualcosa che assomigli, che so?, ad uno sciopero fiscale di protesta. Staremo a vedere, sperando che la procedura venga assimilata nel modo più indolore ».
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