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Infermiera aggredita durante il turno «Colpita dalla figlia di una paziente»

Davide Bonesi
Infermiera aggredita durante il turno «Colpita dalla figlia di una paziente»

L’episodio all’Ospedale del Delta di Lagosanto. Il sindacato: il problema resta la poca sicurezza 

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IL CASO



Subire un’aggressione mentre si è al lavoro è quanto di peggio possa accadere ad una persona. E, purtroppo, chi lavora in ospedale è sempre a rischio, come raccontano i tanti episodi di cronaca avvenuti in questi ultimi anni. Quello di domenica sera in un reparto del Delta di Lagosanto è stato altrettanto grave, frutto di una situazione delicata già da diversi giorni, come segnalato dagli operatori sanitari di Valle Oppio.

Una infermiera, poco dopo le 21, è stata aggredita dalla figlia di una paziente, che le ha procurato escoriazioni e ferite con una prognosi finale di 30 giorni. Sul luogo sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Comacchio, chiamati dal personale sanitario.

Ora l’infermiera è a casa dal lavoro, ma non è ovviamente passata la rabbia per quanto accaduto: «Questa è solo una delle tante situazioni a rischio per chi come noi lavora in un ospedale - racconta -; e non è una questione solo di Lagosanto, per il personale sanitario la sicurezza è poca ovunque».

L’aggressione

L’altra sera era finito il turno di visita dei familiari ai parenti ricoverati e «dopo che abbiamo chiuso le porte la figlia di una paziente - racconta l’infermiera - ha suonato al campanello all’ingresso del reparto chiedendo di entrare. Con loro erano già successi problemi, hanno sempre avuto atteggiamenti offensivi nei nostri confronti, accusandoci di trattare male la madre, non solo lei, anche il marito della paziente».

Domenica sera la donna, continua l’infermiera aggredita, «ha iniziato a usare le stesse parole offensive al campanello, per poi dare pugni e calci alla porta a vetri, tirando anche un cestino. Per paura potesse rompere il vetro e ferirsi mi sono decisa ad aprirle e lei mi è subito saltata addosso, colpendomi al viso. Addirittura neppure due colleghi uomini sono riusciti subito a staccarla da me».

La denuncia

Nel frattempo, ai danni dell’aggressore sono scattate le denunce dell’infermiera e del sindacato, oltre a quelle d’ufficio per la prognosi di 30 giorni. Ma il problema resta la poca sicurezza: «Il panorama generale è noto, dobbiamo essere più decisi nel segnalare gli episodi che accadono. Troppe volte il nostro lavoro è complicato da queste situazioni, che mettono a rischio la nostra incolumità ma anche la sicurezza e la qualità del servizio verso i pazienti. Il livello di stress per il personale è altissimo».

Il sindacato

«Le violenze verbali e fisiche correlate al lavoro sono sempre più frequenti , soprattutto nella sanità, nessuna figura professionale esclusa». Mirella Boschetti, segretario provinciale della Fials punta il dito contro una situazione che, spiega, è sempre più problematica e chiede «tolleranza zero verso qualsiasi forma di violenza sia verbale sia fisica».

Nel chiedere che i luoghi di lavoro maggiormente a rischio «siano presidiati da guardie giurate», Fials annuncia che si farà promotrice di presidi nelle strutture sanitarie «per richiamare l’attenzione su un fenomeno che è sempre più preoccupante». —



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