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Ferrara

Aria, acque e territorio senza più direttore «Scelta discussa ma i controlli rimangono»

S.C.

In pensione Pier Luigi Trentini, Arpae Ferrara guidata dal dirigente di Modena. Il bilancio di cinque anni tra incendi, polveri e polemiche 

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l’intervista

Ha lasciato una poltrona che non c’è più e si spera che i ferraresi non debbano rimpiangerla. Pier Luigi Trentini da inizio anno non è più direttore di Arpae Ferrara, a 66 anni è stato mandato in pensione, ma al suo posto non è arrivato un sostituto testuale: Stefano Forti, il direttore di Arpae Modena, è infatti diventato responsabile anche della struttura ferrarese che si occupa della tutela dell’ambiente. Effetto dell’accorpamento delle agenzie ambientali che ha creato l’area vasta estense, sul modello di altre riorganizzazioni di enti e associazioni partite quando si era decisa l’abolizione delle Province, e non arrestatesi nemmeno con la bocciatura di quest’ultima operazione.

Lei lascia la direzione Arpae dopo cinque anni. Qual è lo stato dell’ambiente nella nostra provincia?

«L’aria resta il maggior problema ambientale del territorio, anche se pure le acque mostrano indicatori contrastanti. L’ultima mappatura, che si è svolta nel 2017, restituisce una qualità media insufficiente per le acque superficiali, cioè canali, fiumi e specchi d’acqua, mentre quelle sotterranee (le falde acquifere, ndr) risultano mediamente in sufficiente o buono stato. Il problema delle polveri sottili resta invece centrale: fino ai primi di dicembre Ferrara rientrava ancora nel tetto europeo degli sforamenti e qualche speranza di chiudere l’anno in positivo c’era. Poi le condizioni meteo non ci hanno aiutato e anche quest’anno siamo andati oltre i 35 sforamenti».

L’attenzione dei cittadini per lo stato del territorio sembra in crescita: molte le segnalazioni come pure le polemiche sui presunti ritardi e scarsa efficacia negli interventi da parte di Arpae.

«In effetti stiamo registrando un costante aumento delle segnalazioni, l’anno scorso abbiamo toccato il record di 260-270, soprattutto per quanto riguarda le acque. A proposito delle polemiche, bisogna chiarire una cosa: è vero che non è quasi mai possibile, partendo dalla segnalazione di pesci morti in un canale, individuare subito il tubo di scarico irregolare e risalire quindi al responsabile. È però anche vero che i controlli vengono fatti in maniera sistematica e i risultati ci sono: 60 denunce alla magistratura di aziende fuori norma nel solo 2018».

A questo proposito come inciderà l’accorpamento con Modena?

«La struttura dei Servizi territoriali, che si occupa di vigilanza e controllo, resterà intatta e guidata sempre da Anna Mazzoni. Come pure il Servizio sistemi ambientali, diretto da Enrica Canossa, che si occuperà del monitoraggio delle acque di Ferrara e Modena. Certo, non ci sarà più un direttore a tempo pieno, sempre presente in sede: si tratta di una scelta discutibile che non tutti i sindaci del territorio hanno condiviso, ma per giudicare il nuovo modello organizzativo bisogna aspettare i primi risultati sul campo».

Cosa le rimane impresso in mente dell’esperienza appena conclusa?

«Ricordo l’incendio della torba nel Mezzano, nel 2015, che ci ha messo a dura prova per un’intera estate, anche a causa degli odori arrivati fino a Ferrara. Poi l’incendio della ex Falco, l’estate scorsa: in generale devo dire che gli incendi hanno rappresentato una costante impegnativa. Ma posso dire di aver lasciato un lavoro di grande soddisfazione, che ho condiviso con il personale nella nuova sede appena inaugurata». —

S.C.

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