Proroga Bolkestein Il no dei balneari: «Ci devono escludere»
LIDI. Dalla Legge di stabilità è arrivata una doppia importante novità per le imprese balneari della riviera Adriatica colpite dalle mareggiate di fine ottobre. Tra le misure adottate dal Governo, oltre alla proroga delle concessioni al 2034 (andando oltre lo scoglio fissato al 2020 dalla direttiva Bolkestein), è stata riconosciuta anche la sospensione del pagamento dei canoni demaniali a favore degli stabilimenti balneari danneggiati dai recenti eventi atmosferici. Ma parte dai nostri Lidi una nuova protesta, che si basa però su un principio già utilizzato nelle precedenti azioni contro la Bolkestein. A farsene portavoce è l’imprenditore di Lido Volano, Sabri Pinton, il quale è entrato nel direttivo della Democrazia cristiana, rinata attorno alle figure dell’onorevole Rotondi e Sandri.
«Si ricorderanno le parole dell’ex commissario europeo, ideatore e relatore della famosa direttiva, Fritz Bolkestein - dice Pinton -: “Gli stabilimenti balneari sono concessioni di beni e non concessioni di servizi, l'Italia ha frainteso le mie parole”. I balneari non avrebbero dovuto essere inseriti nella direttiva europea, invece non siamo stati esclusi. Si ricorderà poi che Spagna e Portogallo hanno ottenuto rispettivamente 35 e 75 anni di concessione dall’Europa, noi soltanto 15. E alcune categorie sono state escluse dalla direttiva, ad esempio gli ambulanti. Invece per noi solo quella che pare una data di scadenza... ».
La richiesta è quella di poter acquistare i terreni demaniali con prelazione per gli attuali gestori: «Significherebbe certezza lavorativa, maggiori risorse per i Comuni e miglioramento delle infrastrutture», chiude Pinton. —
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