Chimaera, controllate 70 cartelle sospette: niente batterio killer
La certezza si avrà solo alla fine di gennaio, quando l’équipe di valutazione della Regione Emilia Romagna avrà terminato di verificare tutta la documentazione. Ma dai controlli effettuati finora l’eventualità di altri pazienti deceduti in Emilia Romagna a seguito dell’infezione del micobatterio chimaera sembra allontanarsi.
Cartelle sospette
Da quando è partita l’indagine, a fine novembre, finora è stata analizzata una settantina di cartelle, circa la metà del totale e non sono trovati casi di infezione da chimaera «neppure probabili», fa sapere la stessa Regione.
L’allarme era scoppiato nell’autunno scorso, con il decesso di sei pazienti cardiochirurgici (tutti provenienti dal Veneto, ma due operati a Reggio Emilia) a seguito di infezione da chimaera, un micobatterio che si annida nei dispositivi di raffreddamento del sangue, utilizzati appunto negli interventi cardiochirurgici. Il monitoraggio, sempre in Veneto, aveva evidenziato in tutto sedici casi di infezione, di cui sei mortali, ma la preoccupazione si era estesa anche oltre i confini veneti, investendo la nostra Regione e in particolare il Ferrarese, considerato che a Cona non esiste un servizio di Cardiochirurgia e che i malati si rivolgono non solo ad altre strutture emiliano-romagnole, ma anche a quelle del vicino Veneto.
Diecimila lettere
Il virus ha un’incubazione di cinque anni, ma in via precauzionale il monitoraggio aveva interessato uno spettro temporale più ampio, dal 2010 al 2017. Sono state dunque inviate diecimila lettere di avviso ad altrettanti pazienti ritenuti potenzialmente coinvolti nel problema, invitandoli a contattare l’ospedale più vicino, o la struttura sanitaria in cui erano stati operati, in caso di insorgenza di sintomi come febbre, astenia, perdita di peso, problemi gastrointestinali, vomito, dolori articolari e muscolari, brividi alternati a caldo, sudorazione notturna. Al tempo stesso la Regione Emilia Romagna aveva avviato un controllo sulle cartelle cliniche di un centinaio di pazienti cardiochirurgici operati nello stesso periodo, e poi deceduti. Monitoraggio che al momento ha scongiurato altri casi di decessi da chimaera. —
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